Invalsi con il mal di pancia per i dirigenti scolastici e i professori della scuola secondaria di primo grado alle prese per la prima volta con i test online. I problemi della rete e l’organizzazione delle prove su più giorni a causa della carenza di computer stanno mettendo a dura prova molti istituti. Da mercoledì è partita la macchina che fino al 21 aprile coinvolgerà 574mila studenti delle classi terze che non useranno più carta e penna ma digiteranno sulla tastiera le risposte ai quiz, elaborati per misurare le competenze dei ragazzi e migliorare il sistema.

Nel tardo pomeriggio di mercoledì dal quartier generale dell’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione ed educazione, il direttore generale Roberto Ricci cantava vittoria: 50mila studenti nella prima giornata hanno svolto regolarmente la prova. Certo, qualche segnalazione c’è stata ma “abbiamo consigliato alla scuola di eliminare la memoria temporanea e si è tutto risolto”. Ma se secondo i vertici dell’Invalsi 216mila postazioni basteranno ai 574.600 ragazzi che faranno i test di italiano, matematica e inglese non la pensano così le organizzazioni sindacali e i dirigenti scolastici delle più piccole realtà, preoccupati per la connessione delle loro aule. Fare i test da quest’anno è tra l’altro essenziale perché – se ora non fanno più media con i voti dell’esame di Stato – sono un requisito obbligatorio per accedere alla prova finale.

La regia organizzativa ha previsto tre prove di 37/38 domande: italiano, matematica e per la prima volta inglese. Per le prime due discipline i ragazzi hanno a disposizione 90 minuti. Per inglese 45 minuti per l’ascolto del testo e altri 45 per la lettura. Le scuole possono scegliere in autonomia le date e l’orario che deve essere tra le 7,30 e le 19,30. La correzione non è più fatta dai docenti ma i risultati vengono inviati a Roma. Il tutto per consentire lo svolgimento al pc visto che al massimo ci sono 25-26 macchine per aula informatica.

A rassicurare tutti nei giorni scorsi un comunicato ufficiale dell’Invalsi secondo cui “ogni scuola ha a disposizione un computer per ogni 2,5 studenti circa. Questo è un dato molto incoraggiante poiché dovrebbe consentire a tutte le scuole di svolgere le prove all’interno della finestra temporale prevista. Abbiamo potuto verificare ogni singola dotazione informatica attraverso un diagnostic tool che ha consentito di monitorare la funzionalità dei computer a disposizione delle scuole”.

A non aver problemi è Daniela Turci, alla guida alla guida dell’istituto comprensivo 1 di San Lazzaro: “Da noi funziona tutto. Siamo fortunati. Partiamo oggi. So tuttavia che in montagna hanno problemi di ricezione. Siamo dotati di 24 pc che serviranno a sei classi terze. Utilizzeremo più giorni. L’obbligatorietà è un dato nuovo che ha preoccupato i professori ma almeno non c’è più tutta la carta che c’era prima, anche se resta la burocrazia delle nomine”.

A criticare la sperimentazione messa in atto dall’Invalsi sono le organizzazioni sindacali. Secondo Paola Serafin della direzione nazionale della Cisl Scuola, “aver voluto rendere le prove una condizione per l’accesso all’esame potrà creare problemi. Secondo l’Invalsi è tutto ok ma noi continuiamo a ricevere segnalazioni per i problemi legati alla rete. Bisognava darsi del tempo e introdurre le prove con il pc pian piano”.

Critico anche Francesco Sinopoli, segretario della Flc Cgil: “Il dato fornito da Invalsi non basta a rassicurare i dirigenti scolastici sulla piena operatività delle scuole, anche perché i report che stanno arrivando dallo stesso Invalsi non sono così tranquillizzanti come il comunicato apparso sul sito: consigliano di distribuire le prove in tutta la finestra temporale consentita, dilatando i tempi di somministrazione dalle 7,45 alle 19,30 e riducendo il più possibile  la simultanea somministrazione della prova d’ascolto in lingua inglese per evitare il sovraccarico della Rete. Consigliano quasi a tutti di ampliare la capacità della connessione, utilizzando router portatili e di verificare il numero massimo  di connessioni simultanee che quasi mai corrispondono a tutto il gruppo classe. Consigliano, nei casi più difficili, di rivolgersi alle scuole secondarie di secondo grado del territorio”.

Parole che si sposano con quelle di Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti: “Le criticità non si cancellano con le rassicurazioni del Miur e dell’istituto di valutazione. Se tutto filerà liscio, bisognerà ringraziare soprattutto i docenti e il loro senso del dovere: per consentire lo svolgimento dei test, infatti, l’orario settimanale delle lezioni, e quindi anche quello di servizio degli insegnanti, ha subìto modifiche decise spesso unilateralmente dai dirigenti scolastici”.

A bocciare le novità sono anche gli insegnanti. Secondo un sondaggio elaborato dalla rivista specializzata La tecnica della scuola il 77,2% dei lettori ritiene inutili e privi di senso i test, perché non andrebbero realmente a valutare la preparazione degli studenti. Inoltre, un fatto da non trascurare è quello relativo allo sconvolgimento della didattica, che per tutto il periodo dal 4 aprile per i successivi 15 giorni subirà problemi dovuti alle sostituzioni e alle sorveglianze. A detta dell’85,6% degli insegnanti intervistati i pc non bastano e l’ 81,5% considera la connettività non adeguata perché troppo lenta.

A difendere la “ditta” è Ricci: “Le scuole a zero computer sono solo otto: per loro abbiamo provveduto con delle postazioni mobili. Il vero problema non è la disponibilità delle macchine ma la connettività. In realtà c’è una buonissima notizia: ci sono un pc ogni 2,5 studenti. Per gli standard internazionali per fare questo tipo di prove basta una macchina ogni otto studenti. E’ il caso di citare l’adagio che diceva: “C’è un foglio bianco con un puntino, di cosa vogliamo parlare di quest’ultimo o del foglio?”. Il direttore evidenzia le novità: “Comprendo che organizzare una cosa così nuova è uno sforzo, ma l’acquisto di pc resta per la didattica. Gli strumenti digitali offrono delle potenzialità anche nell’elaborazione delle domande”.