Da oggi 4 aprile partono le prove Invalsi, le prime su pc. Le prime che non saranno svolte nel corso dell’esame di terza media. Fino al 21 aprile le scuole potranno organizzare le prove per i 574.600 ragazzi coinvolti.

Le criticità sono ancora molte, nonostante le rassicurazioni del Ministero. Dubbi e perplessità – le medesime degli scorsi anni – con delle novità poco rassicuranti. Le hanno chiamate “computer based”, ovvero sul pc. Eppure dal censimento delle strutture informatiche effettuato da Invalsi “le postazioni effettive nelle scuole risultano 216mila, il che significa che è a disposizione un computer ogni 2,5 studenti circa”. Insomma non il massimo. Senza considerare che frequentemente i pc in dotazione sono evidentemente obsoleti.

C’è poi il problema connessione Internet. In molti casi la connettività non è adeguata, perché troppo lenta “e quindi esposta a problemi continui che rischierebbero, come avvenuto nelle simulazioni, di bloccare i test Online”.

Ancora, poco risalto è stato dato al fatto che nei 15 giorni nei quali saranno somministrate le prove, la didattica non potrà che subire dei rallentamenti. La questione, nota a molti insegnanti, sembra non aver preoccupato più di tanto il Miur.

“La scuola italiana è oggetto da anni […] di una vera e propria ossessione quantitativa e classificatoria”, ha scritto il segretario Flc Cgil Francesco Sinopoli, spiegando che “I processi valutativi messi in campo quotidianamente dalle scuole e correlati con storie, percorsi, contesti, sono di fatto pesantemente messi in discussione dall’uso pervasivo delle prove standardizzate – da un lato – utilizzando il paravento della trasparenza e della qualità del servizio, e – dall’altro – accusando gli insegnanti di inaffidabilità se non di vera e propria disonestà intellettuale”.

Ma ad essere contraria non è soltanto la Cgil. Un sondaggio condotto da La Tecnica della Scuola ha rilevato che il 77,2% dei lettori ritiene le prove Invalsi inutili e prive di senso, perché non andrebbero realmente a valutare la preparazione degli studenti.

Da quest’anno viene meno anche un elemento caratterizzante delle prove precedenti. Non più prove uguali per tutti, ma diverse da studente a studente. Venendo meno la contemporaneità delle prove per tutti, ecco la necessità di ricorrere a quiz differenti anche se tutti uguali per livello di difficoltà e struttura. I contenuti della prova d’italiano e di matematica saranno in perfetta continuità con quelli delle prove degli anni passati, mentre quelli della prova d’inglese – che costituisce la new entry – sono in linea con quanto previsto dal Quadro comune europeo di riferimento delle lingue.

Ci saranno il 10% di domande in meno rispetto alle edizioni precedenti e 15 minuti in più. Così gli studenti avranno a disposizione 90 e non più 75 minuti.

Ma a parte il numero dei quesiti e i tempi per risolverli rimane il consueto dubbio. Lo stesso in fondo espresso dal segretario della Cgil e da tanti addetti ai lavori. Il dubbio che queste prove, troppo spesso, non riescano a fornire una valutazione attendibile dei ragazzi. Ne restituiscano un profilo difforme da quello formulato sulla base delle competenze tradizionali. Senza contare che con queste prove si richiede agli alunni di dare dimostrazione, più che di una preparazione specifica, di una capacità logica che molti di loro non possono avere.

Nonostante “tagli” insensati e riforme scriteriate, programmi e didattica sono ancora indirizzati – a torto o a ragione – a fornire una preparazione nella quale le nozioni hanno una loro rilevanza. Una preparazione nella quale i processi logici, seppur suggeriti dagli insegnanti, hanno difficoltà crescenti ad essere esplicitati. La scuola media generalmente fatica ad agevolare la crescita della funzione logica dei ragazzi, semplicemente perché né la scuola primaria né in molti casi le famiglie li hanno avviati in questo esercizio.

Anche in considerazione di questo appare quasi inspiegabile comprendere perché il Miur costringa i ragazzi a sostenere le prove Invalsi, poco tempo prima dell’esame finale. La sensazione che ci sia un corto circuito tra la situazione reale delle classi (nelle scuole) e quella immaginata al Ministero, si rinsalda.

Tra molte incertezze un dato incontrovertibile. Lo Stato continua ad utilizzare una modalità di valutazione che penalizza gli alunni. Senza alcun rispetto.