C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones è un caso di scuola. Tutti la associano a Gianni Morandi, pochi sanno che il testo è di Franco Migliacci e la musica di Mauro Lusini. A loro, tuttavia, il pezzo è stato riconosciuto. Meno fortunati sono altri autori di canzoni di successo che – come racconta Fabrizio Basciano in La bottega dei falsautori (Arcana Edizioni, 193 pp, 16 euro) – si sono visti “scippare” le loro creazioni. “Mi piace Renato Zero“, “sono un fan Gianni Morandi“, “non vivrei senza la musica di Claudio Baglioni“, “quella di Roberto Vecchioni è pura poesia”. Ma buona parte di quello che abbiamo sempre pensato essere il prodotto della penna o della mente dei nostri beniamini è in realtà totalmente o parzialmente riferibile a veri e propri ghostwriter, o, meglio ancora, ghost-composer, compositori fantasma il cui lavoro viene menzionato, per una semplice questione di diritti d’autore, nei minuscoli credits sul retro dei cd. E oggi che il cd non esiste quasi più, oggi che quasi tutta la musica che ascoltiamo è digitale, i nomi di quei compositori fantasma, noti nel gergo come arrangiatori o produttori musicali, non compaiono da nessuna parte.

La bottega dei falsautori si rivolge dunque al grande pubblico della canzone leggera con l’intento di dare a Cesare quel che è di Cesare, andando così a colmare un’enorme lacuna che media e critici di settore continuano ad alimentare. Il libro è firmato da Fabrizio Basciano (musicologo, critico e collaboatore del Fatto Quotidiano). Un vero e proprio sondaggio, presente in apertura del libro, documenta numericamente un’enorme distorsione percettiva che impedisce di possedere, costruire, maneggiare, conoscere una vera storia della musica leggera, una versione autentica e non totalmente falsata del percorso che l’arte del suono ha avuto da un secolo a questa parte. La bottega dei falsautori è qui per questo motivo, per fare chiarezza in un mondo che di chiaro ha le sole luci della ribalta.

Ecco alcuni racconti contenuti nel libro.

Dado Parisini: “Io avevo fatto Disperato di Masini (…) Lui aveva già fatto una canzone con Bigazzi, però (…) Bigazzi non ne voleva più sapere. (…) Ci siamo messi a lavorare a tempo perso finché si fece il provino definitivo di Disperato, che feci sentire a Milano: erano tutti impazziti, dicevano “Portiamolo a Sanremo!”. Solo che Masini (…) per essere sicuro prese la canzone e andò da Bigazzi. Quest’ultimo con maestria finì due righe di testo, di quelle importanti, e insieme andarono a Sanremo senza di me. Io mi incazzai come una iena, mandai a quel paese Masini in modo violento e mandai al diavolo anche Bigazzi. Da quel momento cominciai a fare il produttore. (…) Vidi Masini vincere Sanremo con una mia canzone su cui avevo buttato l’anima”.

Laura (Pausini) non scriveva niente. Laura è stata un’interprete per dieci anni circa, dall’inizio fino al 2002/2003. Poi ha cominciato a co-firmare i primi testi (…) Lei, molto carinamente, ha fatto dei programmi televisivi dove ha raccontato la sua storia e non ha nominato né me, che ho fatto tutti i suoi dischi, né Cerruti, che è stato il suo manager fino al sopraggiungere di problemi di altro tipo”.

Alex Martello dei Marnik: “Rovazzi lo conoscevamo da diverso tempo. Prima che esplodesse Andiamo a comandare, ci aveva contattato per dirci (…) che aveva bisogno di un secondo disco, di un follow up, che voleva realizzare con noi. Noi abbiamo iniziato a lavorarci, ma siccome nel frattempo è esploso Andiamo a comandare, allora Rovazzi ci ha chiesto se era possibile inserire nel team di produzione (…) un altro duo di dj italiani, Merk & Kremont. Ci siamo dunque ritrovati a lavorare a quel disco a otto mani, con gli altri due produttori che sono subentrati a metà progetto. Rovazzi in questo senso è molto intelligente: fa riferimento a più produttori per ottenere diversi risultati e un diverso sound. Il nostro sound, ad esempio, è diverso da quello di Merk & Kremont e allo stesso tempo è diverso da quello di Lush & Simon, che sono i produttori dell’ultimo pezzo di Rovazzi, Volare, quello con Gianni Morandi. Nello stesso periodo abbiamo conosciuto Fedez, con cui a breve collaboreremo, e poi ancora Enrico Papi per la sua Mooseca.