Il fronte caldo non è più quello della Corea del Nord. Ora il mirino di Donald Trump – pronto a incontrare l’arcinemico Kim Jong Un – si è spostato sull’Unione europea. Usa e Ue vanno verso la guerra. Commerciale, certo, ma ad altissimo rischio per le economie del vecchio continente. Dopo l’annuncio ufficiale che Washington imporrà dazi su acciaio e alluminio importati dai Paesi “nemici”, tra cui la GermaniaBerlino e Parigi studiano il contrattacco. “I dazi sono illegali e colpiscono i consumatori. L’Ue troverà una risposta comune e chiara”, ha assicurato il portavoce di Angela Merkel, Georg Streiter. La reazione “può essere soltanto collettiva al livello europeo se vogliamo che sia efficace”, ha concordato il ministro francese dell’Economia, Bruno Le Maire, “deplorando” la decisione del tycoon e avvertendo che “una guerra commerciale tra Usa e resto del mondo farà solo dei perdenti“. “Se si avverasse il peggior scenario possibile siamo pronti a portare gli Usa al Wto”, ha detto il vicepresidente della Commissione Ue Jyrki Katainen. “Ci aspettiamo che l’Ue sia trattata come un blocco unico, non possiamo accettare che sia divisa in categorie differenti”, ha poi aggiunto, precisando che la Ue ha regole rigide sugli aiuti di Stato che dovrebbero “rassicurare” gli Usa sul fatto che l’industria non ha sussidi.

La Commissione come è noto ha già pronta una lista di prodotti statunitensi da colpire, per un valore di circa 2,8 miliardi: dal bourbon al burro di arachidi passando per le moto Harley Davidson e i jeans Levi’s. Anche se la commissaria Ue per il commercio, Cecilia Malmstroem, ha spiegato che il “dialogo” con Washington è la “prima opzione” dell’Ue per ottenere esenzioni dai nuovi dazi e Bruxelles “conta di essere esentata“, come il Canada e il Messico. Sabato la commissaria svedese vedrà il rappresentante commerciale degli Stati Uniti, Robert Lighthizer, insieme con il ministro dell’Economia giapponese, Hiroshige Seko. Nel caso in cui l’esenzione non arrivi, come è sembrato di capire dalle parole di Trump, arriveranno le contromisure. “L’Ue e gli Usa sono alleati naturali”, cerca di smussare via twitter il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani. “Dovremmo lavorare insieme per contrastare pratiche commerciali sleali che distruggono i posti di lavoro, non combattere tra noi. La decisione di Trump è deludente ma l’Ue controllerà attentamente, rispondendo in modo fermo e proporzionato per proteggere i nostri lavoratori e l’industria”. Le Maire ha fatto sapere che lunedì riunirà “l’insieme degli industriali della siderurgia che operano in Francia per vedere con loro quali sono le conseguenze di queste decisioni sulle loro attività e quali sono le misure che aspettano da parte delle istituzioni pubbliche”.

Le motivazioni ufficiali di Trump: “Sicurezza nazionale” – Nei decreti presidenziali firmati giovedì da Trump si legge che “l’alluminio viene importato negli Usa in quantità e sotto circostanze tali da minacciare la sicurezza nazionale degli Usa” e “indebolire l’economia interna”, lasciando il Paese “quasi totalmente dipendente dai produttori stranieri”. Tanto che l’industria nazionale dell’alluminio rischia di ritrovarsi “non in grado di soddisfare necessità di sicurezza nazionale o rispondere a un’emergenza”. Idem per l’acciaio. La Ue contesta le motivazioni di sicurezza e sostiene che dietro le tariffe – rispettivamente del 10 e del 25% – ci sono solo motivazioni economiche. Non a caso Trump ha accusato la Germania di non contribuire abbastanza al finanziamento della Nato.

Confindustria tedesca: “Un affronto” – Le aziende stanno a guardare e temono le conseguenze dell’escalation. La Confindustria tedesca Bdi definisce la mossa di Trump “un affronto”, mentre Markus Beyrer, direttore generale di BusinessEurope, associazione con sede a Bruxelles che riunisce le Confindustrie europee, cerca di frenare: “La decisione entrerà in vigore entro 15 giorni e dovremmo fare il massimo in questo periodo per escludere l’Ue, su basi di sicurezza nazionale“. Per BusinessEurope ora l’Ue “deve dare una risposta equilibrata, in linea con le regole Wto e salvaguardare gli interessi della sua industria. L’approccio a tre fasi annunciato dalla Commissione Europea, che unisca un procedimento alla Wto, misure di salvaguardia per prevenire un aumento dell’import e rappresaglie su una lista selezionata di prodotti, rispetta questi requisiti”.

Nel settore siderurgico europeo decine di migliaia di posti a rischio – Per Axel Eggert, direttore di Eurofer, l’organizzazione che raccoglie i produttori europei di acciaio, le motivazioni con cui il presidente Usa Donald Trump ha giustificato il ricorso a dazi sono “un’assurdità”. Lo scorso anno l’Ue ha esportato verso gli Usa 5,5 milioni di tonnellate di acciaio. I produttori europei sono preoccupati non solo dalla prospettiva di una riduzione dell’accesso al mercato statunitense, ma anche da una possibile ‘invasione’ di prodotti provenienti da altri Paesi che, non trovando più sbocchi negli Usa, potrebbero riversarsi sul mercato europeo. Tutto ciò, secondo Eggert, “potrebbe causare nell’Ue la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro nel settore siderurgico e nelle attività ad esso collegate”.

Agricoltori Ue: “Non fateci pagare il prezzo di decisioni politiche”– Anche gli agricoltori Ue rappresentati dai Comitati Copa e Cogeca invitano alla moderazione “onde garantire che gli agricoltori non si ritrovino a pagare il prezzo di decisioni politiche”: “gli Stati Uniti sono un importante sbocco per i prodotti agroalimentari europei”, ricordano, e la “relazione commerciale stabile con gli Usa per l’agricoltura” non deve essere messa a repentaglio. Il provvedimento di Trump, secondo il segretario dei comitati Pekka Pesonen, si aggiunge alle misure anti-sovvenzione che il Dipartimento del commercio statunitense già impone, anche se in via provvisoria, sulle importazioni di olive spagnole, misure “che corrispondono chiaramente a una forma di protezionismo”. Coldiretti ricorda che i dazi americani contro l’Unione tornano dopo venti anni quando gli Stati Uniti, dopo aver presentato ricorso al Wto contro il divieto europeo alla carne agli ormoni Usa, sono stati autorizzati a fissare nel 1999 una lista di prodotti sui quali sono stati applicati dazi doganali per un valore di a 116,8 milioni di dollari annuali. Ora, avverte la confederazione , “si riapre una guerra commerciale che mette a rischio 40,5 miliardi di esportazioni Made in Italy che hanno raggiunto nel 2017 in Usa il record storico grazie ad un aumento del 9,8% rispetto all’anno precedente”.