Marina Ripa di Meana se n’è andata solo due mesi fa e al marito, Carlo Ripa di Meana, non aveva raccontato nulla sulla sua malattia. “Non doveva sapere – aveva detto – non doveva essere turbato e scosso da tanta sofferenza”. E forse Marina aveva ragione nel voler proteggere la sensibilità del marito. Solamente due mesi dopo la scomparsa della moglie, anche Carlo Ripa di Meana è morto, all’età di 89 anni, in un ospedale romano.

A dare la notizia è stato il figlio Andrea: “A meno di due mesi dalla scomparsa dell’adorata moglie Marina si è spento oggi pomeriggio”, ha detto, ricordando che il padre Carlo è stato “uomo politico e di cultura socialista e ambientalista, parlamentare, ministro della Repubblica, presidente della Biennale del Dissenso e di Italia Nostra. “Mio padre – ha aggiunto Andrea – è morto assistito con amore dal figlio, dalle sorelle e fratelli”. Marina e il marchese Carlo Ripa di Meana si erano sposati nel 1982, a fare da testimoni alla sposa Alberto Moravia e Goffredo Parise, mentre Bettino Craxi è stato il testimone dello sposo. Dopo la morte di sua moglie si era chiuso nel silenzio più assoluto e dopo settimane aveva detto: “Mi sono reso conto che l’ho amata disperatamente. Marina si è fatta conoscere per quello che era, ha fatto saltare tutti i diaframmi e tutti le hanno voluto bene”.

La vita – Nato a Pietrasanta, in Toscana, il 15 agosto 1929, secondo di sette fratelli, Ripa di Meana faceva parte della famiglia dei marchesi di Meana; sua madre Fulvia Schanzer era figlia del parlamentare e ministro giolittiano Carlo Schanzer. Radici che fecero di lui un nobile progressista che si avvicinò prima, negli anni ’50, al Pci, poi alle idee socialiste fino a entrare nel comitato centrale del Psi agli inizi degli anni Sessanta e ad essere eletto, 10 anni dopo, nelle elezioni regionali del 1970 in Lombardia, consigliere del partito socialista. Nell’arco di quel decennio fu in stretto contatto con alcuni dei personaggi più in vista del mondo culturale dell’epoca, dall’architetto Vico Magistretti allo scrittore Luciano Bianciardi, ai giornalisti Camilla Cederna, Giorgio Bocca, Lina Sotis, alla designer Gae Aulenti, con la quale ebbe una lunga relazione.

Dal 1974 al 1979 – anni in cui politicamente si avvicinò alle idee di Bettino Craxi, conosciuto molto tempo prima a Praga – fu presidente della Biennale di Venezia. Quindi proseguì la sua carriera politica entrando nel Parlamento Europeo e nel 1985 divenne Commissario europeo alla cultura e all’ambiente. Tre anni prima, nel 1982, aveva sposato con rito civile – testimoni Alberto Moravia, Goffredo Parise e Bettino Craxi – Marina Lante della Rovere, con cui visse 35 anni e che è morta lo scorso 4 gennaio dopo aver a lungo lottato contro un tumore.

Nel giugno 1992 fu nominato ministro dell’Ambiente nel governo Amato, incarico che lasciò nove mesi dopo, schierandosi contro il cosiddetto “colpo di spugna”, il decreto che sotto tangentopoli depenalizzava il finanziamento illecito ai partiti. A metà degli anni ’90 iniziò un nuovo percorso politico con i Verdi, di cui fu portavoce nazionale e poi nuovamente europarlamentare fino al giugno 1999. Da questo momento l’impegno per l’ambiente e la tutela del paesaggio divennero prioritari, portandolo alla presidenza di Italia Nostra. “Lo ricordiamo come un grande ambientalista”, sottolinea il presidente dei Verdi Angelo Bonelli.

Wwf: “Aveva una visione positiva del futuro” – “La notizia della scomparsa di Carlo Ripa di Meana, intellettuale e politico che ha fatto della tutela dell’ambiente e del paesaggio il segno del proprio impegno pubblico e ha saputo guidare con intelligenza una stagione difficile della Biennale di Venezia, rende questa giornata particolarmente dolorosa per il mondo della cultura italiana”, ha dichiarato il Ministro dei beni culturali e del turismo, Dario Franceschini. Messaggi di cordoglio anche da parte del Wwf, che ricorda quanto Ripa di Meana fosse “attento alla tutela del territorio e del paesaggio” e come sia stato “un interlocutore sempre presente nelle principali battaglie di salvaguardia ambientale nel nostro Paese. Aveva una visione positiva del futuro e un approccio anticonformista della vita ma sempre rispettoso delle diversità delle opinioni, convinto che la conoscenza e il dibattito di merito fossero la base della crescita culturale e quindi sociale”.