Hanno deciso di costituirsi parte civile nell’udienza preliminare del processo bis per il crollo della Torre Piloti di Genova, causata dallo scontro della loro nave Jolly Nero con la struttura costruita a fil di banchina. La compagnia Messina chiederà 30mila euro di danni ai 17 imputati per i danni riportati dal cargo e per i rischi corsi dall’equipaggio, che in parte è stato condannato in primo grado per la morte delle 9 persone rimaste coinvolte nell’incidente. La scelta degli armatori è definita “di cattivo gusto” dai legali di Adele Chiello Tusa, madre di una delle vittime e la cui perseveranza ha permesso di riaprire proprio l’indagine dove ora Messina vuole costituirsi parte civile. “Chiederemo l’espulsione dal processo”, attaccano gli avvocati Massimiliano Gabrielli, Alessandra Guarini e Cesare Bulgheroni.

L’annuncio della compagnia è arrivato sabato: “Il motivo di questa decisione – spiega l’avvocato Carlo Uva – non è solo quello di farci risarcire il costo di un danno che abbiamo subito”. Messina ha finora “versato 19 milioni di euro di provvisionali ad alcuni familiari delle vittime ma anche a soggetti come ministeri, Capitaneria e Autorità portuale imputati in questo filone di indagine e sui quali, nel caso in cui dovessero essere condannate, vanteremmo credito”.

Secondo il pm Walter Cotugno, che aveva chiesto una prima archiviazione respinta dal gip, la Torre Piloti venne “costruita a cavallo della banchina senza tenere conto delle azioni non ordinarie incidenti sulla struttura – scrive il magistrato nella richiesta di rinvio a giudizio – come ad esempio l’urto delle navi in manovra nello spazio acqueo antistante al manufatto ed in assenza di qualsiasi protezione.

Le persone indagate sono l’ex comandante delle Capitanerie di porto italiane, Felicio Angrisano, il commissario e i dirigenti tecnici del Consorzio autonomo del porto di Genova – Gino Capocaccia, Angelo Spaggiari, Paolo Grimaldi, Edoardo Praino – che avevano redatto il progetto precontrattuale per la costruzione; il presidente e i membri della sezione del Consiglio superiore dei lavori pubblici che espressero parere favorevole al progetto – Ugo Tomasicchio, Mario Como, Antonio Rinaldi, Giuseppe Parise – oltre al progettista Bruno Ballerini e al collaudatore Giorgio Mozzo.

Dalle considerazioni del sostituto procuratore nasce la decisione della Messina: “Fin dall’inizio abbiamo detto che costruzione e progettazione della torre dovevano essere considerate – ha spiegato Uva – È stato fatto solo in un secondo momento”. Ma la scelta della compagnia viene duramente condannata dal team di avvocato che assiste Adele Ciello Tusa e le sue due figlie Silvana ed Emma Tusa: “Non sono disposte a rimanere in silenzio e considerano aberrante il pensiero di sedere affianco di chi nel primo processo stava tra gli imputati. Chiederemo quindi l’espulsione“. La scelta della compagnia viene definita dagli avvocati “di cattivo gusto” e “pare una mancanza di rispetto verso chi ha perso la vita”. L’armatore del Jolly Nero, insistono i legali, “pare dimenticarsi delle pesanti condanne inflitte in primo grado al comandante ed agli ufficiali di bordo della Jolly Nero per quella sciagurata manovra e, soprattutto, del fatto che penda sul capo del responsabile agli armamenti della Messina, Giampaolo Olmetti, l’appello della procura”.

Olmetti – per il quale il pm aveva chiesto 17 anni e 6 mesi – è stato assolto in primo grado con formula dubitativa. La decisione del giudice aveva fatto esultare la compagnia, che dovrà pagare 1 milione e 50mila di euro come responsabile civile in relazione al comportamento del comandante Paoloni, condannato a 10 anni e 4 mesi. La sentenza, scriveva Messina in un comunicato, “equivale a un riconoscimento incontestabile: il Gruppo Messina impiega e gestisce – sotto la guida del comandante Giampaolo Olmetti, che è stato assolto – navi sicure, il crollo della Torre Piloti è quindi esclusivamente attinente alla manovra compiuta nell’avamporto di Genova”. Tuttavia, secondo il giudice, Olmetti non aveva “predisposto le adeguate azioni correttive per garantire il corretto e affidabile funzionamento del motore del cargo Jolly Nero”. Ma “non si può attribuire” a questo una “rilevanza causale” nell’incidente. E, si legge sempre nella sentenza, Messina “cercava di eludere i controlli, omettendo di segnalare alle competenti autorità i problemi verificatisi alle navi, quando erano stati risolti senza dare nell’occhio”.

“Oggi – attaccano gli avvocati Gabrielli, Guarini e Bulgheroni – pensa di potersi presentare con gli abiti nuovi della vittima per i graffietti – ci sia consentita questa espressione usata solo come termine di confronto con la devastazione della Torre e dell’area portuale circostante – riportati da una nave mercantile vecchia di quarant’anni e smantellata in Medio Oriente non certo a causa dei danni riportati, che la stessa Messina indica del resto in pochi spicci“.

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