“Uno può fare ciò che vuole ma, fatemelo dire, se metto in pedana una testa, sotto un braccio, mozzata, siamo al limite e io non sto a questo gioco, mi tolgo da questo gioco. Non vorrei neanche che i miei guardassero ciò che hanno fatto gli altri. Se quello che fanno gli altri è questo, meglio che stiamo a casa nostra. Io non ci sto. Quando vedo delle teste mozzate in passerella io mi tiro fuori”. A dirlo è sua maestà Giorgio Armani, “re” dello stile e dell’eleganza. Il riferimento è chiarissimo: le teste di silicone che i modelli e le modelle di Gucci hanno portato in mano durante l’ultima sfilata. Al termine del suo défilé, Armani si è schierato contro la scelta di Alessandro Michele, direttore creativo della maison fiorentina “Non dobbiamo a tutti i costi strafare con un’emotività facile. Non che certi toni siano assenti dalle passerelle: anche qui c’è un’emotività facile che è una spettacolarizzazione” ha aggiunto re Giorgio.

Insomma, le teste-clone del laboratorio Makinarium di Roma, ispirate a tecniche ed estetiche rinascimentali, non sono proprio piaciute. Però, in generale, la formula di Michele funziona e piace molto soprattutto ai Millenials. Il loro punto forte sono proprio le creazioni perfettamente “instagrammabili“: la regola è sempre quella, “l’importante è che se ne parli”. E se i suoi colleghi stilisti usano il loro profilo Instagram solo come vetrina dove condividere foto di campagne pubblicitarie e nuove creazioni, Alessandro Michele è fra i pochissimi creativi, forse l’unico, ad averne fatto una moodboard (la tavola di immagini che ispira le collezioni) in perenne aggiornamento. Si profila quindi uno scontro generazionale all’orizzonte: da una parte l’eleganza e la raffinatezza per antonomasia che negli anni hanno consacrato Armani come il “re” dello stile; dall’altra l’estro e l’esuberanza del giovane Michele, che riesce ad intercettare quella fascia di mercato più “sborona”, a cui piace vantarsi e farsi riconoscere sempre all’ultima moda. Chi l’avrà vinta?

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