Separazione delle carriere dei magistrati, riforma, anzi nuova disciplina delle intercettazioni con relativo bavaglio, processi più brevi e nuova legge sulla legittima difesa. Silvio Berlusconi rispolvera, davanti alla platea di Coldiretti, i suoi cavalli di battaglia degli anni passati sulla giustzia aggiungendo anche qualche piccola novità, ma facendo capire chiaro e tondo che con lui al governo le intercettazioni saranno, di fatto, bandite e i cronisti imbavagliati. L’ex premier, condannato per frode fiscale e per questo incandidabile, ricorda all’uditorio di essere stato protagonista di 77 processi come se questo fosse un merito. “Sono il più grande esperto di processi” dicendo che ha passato negli ultimi 25 anni tutti i sabati e le domeniche pomeriggio a preparare 3650 udienze con 105 avvocati: “E non mi chiedete cosa ho speso in avvocati perché potrei svenire”. Gente che, comunque, quelle parcelle se le sono guadagnate visto che il leader di Forza Italia, tra assoluzioni proscioglimenti e prescrizioni, allo stato ha una sola condanna passata in giudicato: quella per il caso dei diritti tv Mediaset. Per gli altri processi, tra cui il Ruby ter, l’iter giudiziario è ancora lungo.

Ancora sulla separazione delle carriere dei magistrati
Sono anni che Berlusconi pensa alla separazione delle carriere. Era tra le proposte sulla riforma della giustizia di Forza Italia alla commissione Bicamerale nel 1997.  Il millennio precedente di fatto. Divenne anche materia di un referendum nel 2000, ma non si raggiunse il quorum. Berlusconi ripropone la “divisione assoluta tra giudici e pubblici ministeri che noi chiamiamo avvocati dell’accusa”. L’ex primo ministro ricorda che hanno gli “uffici vicini, adiacenti” che le toghe “vanno al bar a offrirsi vicendevolmente il caffè. No! devono lavorare in uffici diversi”. Per il presidente di Fi solo così si realizzerà “il giusto processo inserito nella nostra Costituzione”. Critiche anche alla preparazione dei magistrati, “fanno una scuola con i libri di Onida (il costituzionalista Valerio, ndr) e tolgono la libertà agli altri, questo non deve essere più possibile”.

Intercettazioni? “Non devono mai essere rese pubbliche”
A seguire, “naturalmente” una nuova disciplina delle intercettazioni. Da anni il centrodestra prova a eliminare uno degli strumenti che i magistrati ritengono più utili per portare a termine indagini complesse e delicate. Non soddisfatto della riforma della giustizia con il depotenziamento delle intercettazioni l’ex presidente del Consiglio, che bolla la legge come “risibile”, vuole andare evidentemente oltre il bavaglio messo a punto sotto il governo dell’ex alleato Renzi e che entrerà in vigore a giugno. “Alzi la mano chi ha il coraggio di fare un complimento po’ birichino anche alla moglie al telefono”, pausa e poi la domanda retorica: “Siete tutti scapoli?”, risate in sala, e a effetto ottenuto continua lo show: dopo aver detto di aver provato davanti molte assemblee la battuta aggiunge: “Ma è libertà questa? Non possiamo parlare a telefono con nostra moglie e dirle tutte le sciocchezze che ci piace”. L’oratore, che non è mai stato intercettato al telefono né con la moglie né mentre diceva qualche sciocchezza ma ben altro, ha dimenticato di dire a chi lo ascoltava che le conversazioni private non rilevanti non vengono neanche trascritte. E si è ben guardato di ricordare che le intercettazioni in alcune inchieste hanno permesso di scoprire reati gravissimi e di condannare criminali, terroristi, corruttori o anche di svelare le manovre della politica. Senza contare poi che la cronaca giudiziaria ah registrato solo pochi casi di violazione della privacy negli ultimi 20 anni. Nel 2005 il Pdl aveva provato a riformare le intercettazioni e il disegno di legge era stato scritto proprio da Berlusconi in persona: tra i punti, tra gli altri, anche l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta. Oggi va anche oltre: “Le intercettazioni non devono mai essere rese pubbliche e pene per chi le rende pubbliche” cioè i giornalisti.