Via libera alla riforma delle intercettazioni. L’ultimo atto del 2017 da parte del governo è dunque l’ok alla legge bavaglio. Il consiglio dei ministri riunitosi a Palazzo Chigi ha approvato in via definitiva il decreto legislativo che detta la nuova disciplina in materia di ascolti telefonici e ambientali. Il provvedimento entrerà in vigore a sei mesi dalla sua pubblicazione prevista per gennaio. Approvate dal governo una prima volta nel novembre scorso, le nuove norme si fanno segnalare per una particolare caratteristica: hanno raccolto le proteste sia dalla Anm che dall’Unione delle camere penali. In pratica la riforma delle intercettazioni non piace nè al sindacato dei magistrati me neanche a quello degli avvocati: le due categorie professionali che con le intercettazioni ci lavorano. Per i magistrati sono due i punti negativi della riforma: dà troppo potere alla polizia giudiziaria, che deciderà quali intercettazioni sono rilevanti e quali no.  E poi limita l’utilizzo dei virus trojan. Per gli avvocati, invece, la nuova legge limita il diritto di difesa. A chi piace il nuovo provvedimento, dunque? Ma ovviamente alla politica che lo invocava da anni. L’obiettivo non è migliorare l’amministrazione della giustizia ma evitare fughe di notizie e tutelare la privacy. Un’inchiesta del ilfattoquotidiano.it  però, ha dimostrato che i casi di violazione negli ultimi 20 anni sono stati pochissimi: una ventina. Gli sms di Sabrina Ferilli e quelli di Anna Falchi, le avances di Alessandra Necci e quelle di Alessandro Moggi, le intercettazioni dei sacerdoti fiorentini e la sentenza europea su Craxi, citata perfino in un tribunale di Nuova Delhi. Poi nient’altro, o poco più.

Orlando insiste: “Stop a pettegolezzi sui giornali” – Il governo, però, si dice soddisfatto. E rilancia la vecchia linea del gossip che finisce sui giornali. “Abbiamo un Paese che utilizza le intercettazioni per contrastare la criminalità e non per alimentare pettegolezzi o distruggere la reputazione di persone che non sono sottoposte a procedimenti penali”, sono le parole usate da Andrea Orlando, al termine del Consiglio dei ministri. “Abbiamo recepito anche una serie di indicazioni che venivano dalle camere e abbiamo un quadro più chiaro delle procedure mediante le quali vanno tolte dai fascicoli le conversazioni che non hanno rilevanza penale e devono essere distrutte. C’è un procedimento di contraddittorio tra le parti per definire cosa deve andare nei fascicoli o cosa non ci deve andare. E ci sono una serie di responsabilità riferite ai capi degli uffici in ordine alla custodia e poi alla distruzione di ciò che non è penalmente rilevante”, ha spiegato il guardasigilli. Attaca la riforma anche il Movimento 5 stelle. “Con il decreto intercettazioni si restringe notevolmente l’azione della magistratura per il contrasto al malaffare. Con questo provvedimento si impediranno, di fatto, le trascrizioni delle conversazioni intercettate, anche quando le stesse abbiamo rilevanza pubblica e politica di un certo peso. Questo, evidentemente, nasce dall’esigenza dei politici di nascondere ai cittadini la verità sulle loro malefatte. Un favore per politici corrotti, per funzionari pubblici tangentisti e per finti imprenditori mafiosi”, dicono i due capigruppo del M5s Vilma Moronese e Daniele Pesco. La nuova legge, come detto, non piace poi ai magistrati ma neanche agli avvocati. E per motivi diversi.

I magistrati: “Troppo potere alla pg” – “Non una bocciatura, ma nemmeno una condivisione entusiastica“, è il giudizio che dà Eugenio Albamonte, presidente dell’Associazione nazionale magistrati. Il motivo? “Dal punto di vista delle modalità operative scelte si poteva fare meglio, qualche ombra è rimasta”, dice il numero uno dell’Anm. Che poi spiega come la riforma dia uno “strapotere della polizia giudiziaria nella selezione delle intercettazioni“. La legge, infatti, prevede che quelle giudicate irrilevanti non vengano trascritte ma sia indicato nel verbale soltanto il tempo di registrazione e l’utenza intercettata. “Senza che venga indicato un minimo di contenuto dell’intercettazione ritenuta irrilevante, diventa impossibile un vero controllo da parte del pm. È paradossale che, avendo vissuto da poco il trauma di intercettazioni mal trascritte e gli echi politici e istituzionali che ne sono derivati, si creino le condizioni per ulteriori errori che, diversamente dalla vicenda a cui faccio riferimento, non saranno verificabili ex post”, dice Albamonte, che si riferisce al caso Consip e a quella frase pronunciata dall’ex parlamentare Italo Bocchino e attribuita invece ad Alfredo Romeo dal capitano del Noe Gianpaolo Scafarto come prova di un incontro tra l’imprenditore e Tiziano Renzi, padre del segretario del Pd. Una vicenda scoperta dai pm romani che hanno messo Scafarto sotto inchiesta. Dopo l’approvazione della riforma, un caso simile, secondo Albamonte, non verrebbe fuori “se non andandosi a risentire tutti i nastri, il che equivarrà a cercare un ago nel pagliaio”. Alto punto negativo della riforma: le limitazioni introdotte all’utilizzo dei trojan, cioè dei captatori informatici, nelle intercettazioni ambientali per reati diversi da terrorismo e mafia.”C’è una riduzione fortissima dell’uso di questo strumento che provocherà un nocumento molto serio alle indagini”, dice Albamonte. Un allarme lanciato nelle scorse settimane anche dal procuratore di Firenze, Giuseppe Creazzo

Avvocati: “Leso diritto di difesa” – Il bello è che contro le nuove leggi si esprimono anche gli avvocati. “È una riforma che non possiamo considerare positiva perchè per tutelare privacy e riservatezza si è scelto di limitare fortemente il diritto di difesa. Il che crea danni significativi a chi si trova coinvolto il vicende giudiziarie. Già oggi difendere e complicato. Un domani diventerà pressoché impossibile, tanto meno nella fase cautelare”, è il giudizio dell’Unione delle camere penali.  A cambiare il punto di vista critico dei penalisti non sono bastate le ultime modifiche introdotte: cioè aver innalzato da 5 a 10 giorni il termine attribuito ai difensori per esaminare il materiale intercettato (con una proroga sino a 30 giorni se la documentazione è molto ampia e complessa). E poi avere vietato, fermo restando il divieto di intercettare i colloqui tra assistito e avvocato, la verbalizzazione di quelle conversazioni occasionalmente captate. “Sono modifiche di dettaglio”, dice Rinaldo Romanelli, componente della giunta del sindacato degli avvocati, che giudica “estremamente negativo” non essersi spinti più in là che vietare la verbalizzazione dei colloqui tra difensore e assistito. “Perchè cosi quei colloqui non finiranno sui giornali, ma saranno ascoltati dalla polizia giudiziaria”, con la possibilità di mettere a conoscenza anche il pm della strategia difensiva di chi è indagato.  Al di là degli ultimi emendamenti, per Romanelli “il vulnus di questa riforma resta: non dare copie agli avvocati di tutto il materiale intercettato. Tanti processi si fanno sulla base delle intercettazioni: ma il 98% per cento del materiale intercettato è irrilevante, non bastano 10 giorni per trovare invece le conversazioni utili alla difesa”. Una ricerca che dunque sarà possibile solo ai grandi studi legali. E quindi agli indagati che  possono permetterseli.