Quando un partito riceve un grande suffragio elettorale rischia di montarsi la testa pensando che tutti quei voti siano suoi. È successo a Silvio Berlusconi in diverse tornate elettorali e nel 2014 a Matteo Renzi.

In realtà, i voti sono spesso momentaneamente parcheggiati e, in particolare, occorre distinguere fra i voti “per” e i voti “contro”.

I voti “per” sono solitamente più stabili e continuativi nel tempo in quanto rappresentano quella parte di elettorato che crede a un programma, a delle idee e a dei leader che li impersonano. I voti “contro” sono invece fluttuanti e in continuo movimento perché rappresentano coloro che, in spregio di un leader o di idee che aborrono, votano per affossare un capo o un progetto di governo.

Per 20 anni Berlusconi e il Partito democratico sono stati alimentati reciprocamente dal voto contro. Se un elettore osteggiava i comunisti, i rossi votava per Berlusconi perché rappresentava un argine. Se, viceversa, era contro il Caimano e i fascisti votava naturalmente per la coalizione di centro sinistra.

Con l’avvento di un terzo polo “contro tutto il sistema politico” i voti “contro” si sono liberati dal bipolarismo e il Movimento 5 stelle ha goduto del sommarsi del voto di chi crede nelle sue idee e di chi era contro tutti.

L’avvento di Renzi ha rotto un equilibrio di conflittualità reciproca perché ha fatto intravedere la possibilità che i rossi comunisti e i moderati ex fascisti potessero trovare una unione in quello che alcuni favoleggiavano come partito della nazione. Nel 2014 Renzi ha goduto di un forte voto contro i 5 stelle che parevano voler distruggere l’Europa e il governo da poco insediato.

Nel 2018 durante la campagna elettorale, visto il sistema di tre poli, si ipotizzava che nel dopo voto il Pd e Forza Italia avrebbero fatto una alleanza renzusconiana. I numerosi voti contro questa ipotesi sono confluiti negli altri due partiti. In particolare quelli che da sempre votano contro i comunisti non potendo più scegliere Berlusconi – che si apprestava a un’alleanza coi sinistrosi – come argine hanno optato per Matteo Salvini. Coloro che erano e sono contro il Caimano e i fascisti non hanno visto in Renzi un contrasto sufficiente e sono confluiti nei 5 stelle.

Certamente nessuno sa come andrà nelle prossime tornate elettorali. Credo che i voti contro siano molto sfuggenti e possano mobilitarsi anche in tempi rapidi in masse ampie che fanno la differenza.

I partiti e i leader non credano di avere milioni di voti che li supportano in modo automatico e massiccio. Molti di coloro che li hanno votati, forse addirittura la metà, sono pronti a cambiare perché il loro suffragio è “pro tempore”.

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