Nella Giornata della memoria non possiamo che registrare un drammatico avanzamento del revisionismo storico. Non è tanto un fenomeno accademico o colto, ma uno sdoganamento di fatto del fascismo e del nazismo che passa attraverso i media e comincia a farsi largo nel senso comune di massa.

Questo drammatico revisionismo storico diffuso è il frutto di due distinte narrazioni a cui i media hanno dato largo spazio in questi anni.

La prima è quella condotta dalle forze neofasciste che oggi si mascherano dietro “la difesa della patria della civiltà occidentale dall’invasione degli immigrati”. Nella vulgata di questa destra estrema, il fascismo ha fatto molti errori – guerra in primis – ma ha anche fatto molte cose buone. Matteo Salvini dice che il fascismo ha fatto le bonifiche, altri si allargano ai treni in orario per arrivare al welfare e così via. In genere si tratta di bufale clamorose visto che il fascismo produsse una decisa riduzione dei salari reali dei lavoratori italiani e che le elemosine di Stato non compensavano la politica di bassi salari che tenne l’Italia in una condizione di drammatica povertà. Il punto di offensiva accarezzata dai media è però ripetuto all’infinito: non tutto era cattivo.

La seconda offensiva culturale è quella liberale, che va avanti da anni e che tende ad equiparare i fascismi con il comunismo. Dai libri neri in avanti la cultura liberaldemocratica ha operato con determinazione degna di miglior causa a gonfiare le cifre dei morti – tra un po’ all’Unione Sovietica verranno addebitate anche i 20 milioni di morti che il popolo russo ha avuto nella lotta contro il nazifascismo – per dire che in fondo Hitler e Stalin pari erano. Il risultato di questa equiparazione – fatta per costruire una narrazione in cui solo il capitalismo liberale è positivo per l’umanità – è evidentemente che il nazismo e l’Olocausto non sono il male assoluto, perché altri sono stati negativi come loro. Da antistalinista convinto, penso che l’equiparazione tra comunismo e nazismo equivale a dire che siamo tutti un po’ cattivi e quindi il nazismo non deve più essere un tabù per il genere umano.

Neofascisti razzisti e liberal democratici di ogni latitudine convergono quindi nella costruzione di un discorso pubblico che relativizza la negatività totale del nazismo e del fascismo, aprendo la strada al fatto che il nazismo e il fascismo tornino a rappresentare opzioni politiche dicibili.

Nella Giornata della memoria vogliamo quindi denunciare come il revisionismo storico non sia pericoloso perché agitato da piccoli gruppi dichiaratamente neonazisti ma sia molto pericoloso perché è il frutto convergente tra razzisti di ogni ordine e grado e anticomunismo che il pensiero liberale ha profuso a piene mani in questi anni. Mettere sullo stesso piano gli aggressori e i difensori di Stalingrado non è solo una porcheria sul piano storico, è il primo passo per riarmare la belva nazista. Lo diciamo ai tanti sepolcri imbiancati che citano in continuazione Gobetti ma se lo sono completamente dimenticato.