“Dopo 4 mesi in questa prigione libica, una notte ho cominciato ad avere le contrazioni. Stavo molto male ma non c’era nessuno che mi potesse aiutare. Nessuno ha chiamato un medico. Così dopo due giorni ho partorito, ma il mio bambino era morto. Non so dire cosa abbiano fatto del suo corpo”. È il racconto di una donna eritrea al microfono dell’inviato Massimiliano Cochi, in un’intervista al Tg2000. La giovane al momento si trova a Ventimiglia in attesa di poter andare in Francia per poi raggiungere il fratello in Germania. “Quando sono partita dall’Eritrea, un anno fa, – ha proseguito la donna – ero incinta di cinque mesi. Avevo appena finito le scuole superiori ed ero stata chiamata per il servizio militare, che da noi è obbligatorio e può durare anche tutta la vita. Per questo, con mio marito, abbiamo deciso di partire. Quando siamo arrivati in Libia, i trafficanti ci hanno rinchiuso in un magazzino. Eravamo 120 persone, uomini e donne, tutti insieme. È stato terribile. Molte donne sono state stuprate, anche davanti ai mariti. Gli uomini invece venivano picchiati”. “Quando la mia famiglia – ha aggiunto la donna – è riuscita a mandare i 450 dollari per i trafficanti, mi hanno fatto salire su un gommone e sono partita per l’Italia. Questo è successo un mese e mezzo fa”. “Pensavo che finalmente – ha concluso la giovane eritrea – sarei stata trattata come una persona. Pensavo: sono in Europa. Volevo raggiungere mio fratello in Germania. Volevo avere i documenti, studiare, lavorare. Invece dormo sotto ad un ponte, al freddo. Ho provato per tre volte ad andare in Francia ma ogni volta sono stata arrestata dalla polizia e mi hanno riportato indietro. Vi prego aiutatemi, ditemi come si fa ad andare in Francia” –  video da Tv2000