Nicola Savino e 90 Special partono col botto, ma non entusiasmano granché. Il programma di Italia 1 dedicato alla rievocazione, gagdet, bagagli e ugole impolverate, dell’ultimo decennio del Novecento, raccoglie un eccellente 11,8% di share con 2milioni e 286mila spettatori piazzandosi al secondo posto nel prime time di mercoledì 17 gennaio 2018. Insomma un’affermazione coi fiocchi negli ascolti che però nella sostanza lascia molto a desiderare. Intanto la prima puntata in diretta di 90 Special è stata letteralmente spezzata in due tronconi per esigenze personali, esilaranti come sempre, di Fiorello. Lo showman catanese ha aperto come primo ospite 90 Special, perché alle “22.15 va a letto”, commentando un lungo flashback su un programma cult della tv italiana come il Karaoke, andato in onda su Italia 1 dal 1992 al 1994.

Striscia canterina girata in esterni che lo consacrò mattatore totale. Giacchette fluorescenti, capelli a coda da cavallo, Fiore diventò il divo di quel decennio come forse nessun altro personaggio tv, imitando grandi successi della musica leggera italiana e straniera, componendo a sua volta diverse hit che scalarono le classifiche di quegli anni. Savino ha visto giusto nel piazzare Fiorello in studio a spiegare del successo improvviso e inatteso del Karaoke. Come del resto nel riunire anche Jovanotti, impegnato a Lugano in un live per la tv svizzera, intervenuto in collegamento con l’intera sua band a ricordare la sua affermazione canora ancora con capelli corti, capellino in testa e canotte da giocatori di basket si dimenava sulle note di Una tribù che balla. L’epoca di Giovani Jovanotti e del Jovanotti che canta la sigla del telefilm Classe di ferro. Insomma, una puntata, come ha scritto su Twitter il professor Paolo Noto, di “Amici di Claudio Cecchetto”. Gradevole, leggera, con un paio di numeri live del cantante toscano e di battute di Fiorello da ricordare.

Poi 90 Special dopo una buona oretta dal via si arena sulla pallida formula che strutturerà altre cinque puntate. Una specie di Meteore senza il piacere del ricordo intonso. L’estrazione di una copertina di un lp, di un frame televisivo, di un pupazzetto (i Trolls, per dire), l’esclamazione “beeello” ad accompagnarla come commento, e a chiudere uno stacchetto non amplificato del due di dj Two Fingerz. Poi ancora una comparsata al ribasso (la simpatica Sellerona, Ela Weber, di Bonolis) e una partita di giro di ospiti fissi senza appeal: Malgioglio conciato come la Jolie in Maleficent (la Littizzetto c’è pure bisogno di copiarla?); Michele Cucuzza (volto storico del TG2 anni novanta) alla postazione social (sic) e la solita vallettona – Ivana Mrazova – pronta per un’edizione hard dell’Isola dei Famosi.

Chiaro, l’intrattenimento è intrattenimento, ma andare oltre la foto da scartare modello notifiche di Facebook, o oltre il ritornello musicale caricato modello clip di Youtube, non sarebbe nulla di noioso e proibitivo. Dare un senso (storico?) ad un’epoca, oltre lo stupore fanciullesco e naturale del bambino, non è roba da settantenni incartapecoriti, ma stimolante compendio di contenuto oltre la superficie della forma. Probabile che il decennio dei novanta non abbia quell’omogeneità estetica e culturale, ad esempio, dei settanta. Proprio per quel lato pop a perdere già innestato nell’edonismo degli ottanta, e già presente nei prodromi “liquidi” dei primi anni duemila. Vedi così l’esempio di Rocco Siffredi, ospite del blocco finale di 90 Special. Il re del porno che negli anni novanta semplicemente iniziava ad affermarsi, ma che non ha proprio caratterizzato un decennio, un’epoca, un mondo cinematografico in quegli precisi anni novanta. Siffredi era disponibile. È simpatico, attira spettatori, ma ancora una volta sacrificato con le solite censure linguistiche tv sul porno anche se in onda quasi a mezzanotte.