La Procura di Milano ha chiesto la condanna a 9 anni di carcere per Severino Antinori, il ginecologo tra gli imputati per il prelievo forzato di otto ovuli a un’infermiera spagnola avvenuto nell’aprile 2016 alla clinica Matris. I pm Maura Ripamonti e Leonardo Lesti hanno chiesto che non vengano riconosciute le attenuanti generiche al medico “per il suo ruolo preminente nella vicenda e perché è protagonista di gravi reati” – rapina aggravata e lesioni personali aggravate -, oltre alla condanna a 3mila euro di multa. Chiesta invece l’assoluzione “perché il fatto non sussiste” dal reato di sequestro di persona, originariamente contestato ad Antinori e alla sua segretaria Bruna Balduzzi.

L’indagine era nata dalla denuncia della giovane spagnola di origini marocchine, la quale raccontò di essere stata sedata e immobilizzata dal ginecologo che poi le avrebbe prelevato degli ovociti contro la sua volontà. Nel novembre scorso il gip Luigi Gargiulo ha disposto l’imputazione coatta per la donna, seguita alla denuncia per calunnia presentata dai difensori del ginecologo. Contro la decisione del giudice Gargiulo, la Procura ha presentato ricorso in Cassazione.

La vicenda – Antinori era stato arrestato il 13 maggio 2016, quando i Nas di Milano lo avevano bloccato all’aeroporto di Roma con le accuse di rapina aggravata e lesioni personali aggravate. La giovane infermiera che lo ha denunciato lavorava presso la clinica milanese di Antinori, Matris, e aveva lamentato un problema a una cisti ovarica che Antinori si era offerto di curare con delle iniezioni per scongiurare un intervento. Nonostante le rassicurazioni, il dottore aveva proposto un’operazione che però la giovane avrebbe rifiutato. A questo punto, secondo la ricostruzione della donna, è stata obbligata a subire l’intervento: è stata immobilizzata, anestetizzata e costretta a subire l’asportazione degli ovuli. Prelievo di ovuli che era stato confermato dai controlli ai quali la giovane si era sottoposta dopo l’intervento. Una visita medico legale, inoltre, aveva evidenziato ecchimosi su varie parti del corpo, compatibili con le manovre di immobilizzazione descritte dalla donna.

La difesa – Il dottore, sottoposto agli arresti domiciliari, ha sempre respinto tutte le accuse. “Ho subito un’ingiustizia, peggio della tortura. Sono stato infangato ignobilmente”. Così Antinori ha commentato la richiesta di condanna a 9 anni, richiesta ritenuta “paradossale” dal ginecologo. Secondo Antinori, il pm titolare dell’ indagine è una “persecutrice di un innocente a disprezzo di evidenze eclatanti”. “Per fortuna – prosegue – ho fiducia nella magistratura e della ottava sezione penale di Milano, nella Corte d’Appello e nella Cassazione”.

Le altre richieste di condanna – Per la segreteria Balduzzi e per un’altra dipendente della clinica Matris, Marilena Muzzolini, la Procura ha proposto una condanna, rispettivamente, a 6 anni di carcere e 2mila euro di multa, e a 5 anni di carcere e 1800 euro di multa, mentre per l’anestesista della clinica, Antonino Marcianò, la pena richiesta è 5 anni di carcere e 1800 euro di multa. Le accuse a vario titolo sono violenza privata, rapina, lesioni e falso in certificato in atto medico. I pm hanno inoltre chiesto all’ottava sezione del Tribunale, presieduta da Maria Luisa Ponti, di condannare a 5 anni di carcere e 1800 euro di multa Gianni Carabetta, coimputato nel processo per tentata estorsione in concorso con Antinori e accusato di avere minacciato al telefono una coppia di clienti della Matris, per ottenere il pagamento di oltre 25mila euro per il completamento delle pratiche di fecondazione assistita.