Una quarta gamba c’è anche nel centrosinistra. Accanto al Pd, che come alleati ha già Insieme (Verdi, Psi e qualche prodiano) e +Europa (la lista guidata da Emma Bonino), ecco anche la lista centrista. Si chiamerà Civica Popolare, sarà guidata dalla ministra della Salute Beatrice Lorenzin e metterà insieme una parte di Alternativa Popolare, i Centristi per l’Europa, Democrazia Solidale e Italia dei Valori. Nel simbolo ci sarà una margherita, cosa che già irrita i liquidatori e i garanti del partito che fu di Francesco Rutelli. E’ una forza, dice la Lorenzin, che “nasce dalla sintesi delle esperienze che in questi anni hanno sostenuto il governo Gentiloni, il governo Renzi, il governo Letta. Siamo tutti insieme per affrontare le nuove sfide del Paese e guardare al futuro, per le famiglie, l’impresa, il ceto medio, mettendo al centro le persone e le domande che il nostro Paese ci pone”. I componenti del nuovo partito si sono sentiti con il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini. Secondo la capogruppo di Ap al Senato Laura Bianconi è “un ulteriore passo di chiarezza nel panorama dell’offerta politica per chi non si rivede nel Pd o non ha intenzione di lasciare il Paese preda dei populismi e della demagogia”. Un altro che conferma di schierarsi nel centrosinistra è Fabrizio Cicchitto, che un tempo fu anche capogruppo di Forza Italia in Parlamento. Non ci sarà invece Antonio Gentile, sottosegretario uscente, che oggi ha scelto di non candidarsi e dice di votare Forza Italia (con le felicitazioni di Silvio Berlusconi in persona). “Fino a ieri però lavorava a un’alleanza di centrosinistra” puntualizza Cicchitto.

E, oltre a questo pezzo di Alternativa Popolare, chi farà parte di questo listone che poi è più simile a un listino? Proviamo a fare una mappa. Per esempio i Centristi per l’Europa, che è un pezzo di Udc che durante la legislatura si è separato dal partito ufficiale – guidato dal segretario Lorenzo Cesa – perché andato all’opposizione. Tra questi centristi ci sono Pierferdinando Casini, il ministro all’Ambiente Gian Luca Galletti, l’ex ministro Gianpiero D’Alia, altri parlamentari come Ferdinando Adornato e i senatori Aldo Di Biagio e Luigi Marino.

Poi c’è Democrazia Solidale che è l’ala popolare di Scelta Civica, che si è scissa pochi mesi dopo l’inizio della legislatura. Di Democrazia Solidale – che alla Camera contava 8 deputati – fanno parte tra gli altri Lorenzo Dellai (ex presidente della Provincia di Trento a capo di una giunta di centrosinistra) e il viceministro uscente Andrea Olivero, ex presidente delle Acli. In Parlamento Ds era nello stesso gruppo con il Centro Democratico di Bruno Tabacci che però aveva puntato su un altro cavallo, cioè il Campo Progressista di Giuliano Pisapia, esperienza finita come sappiamo.

Il sì alla coalizione di centrosinistra è arrivato anche dal movimento di Giuseppe e Ciriaco De MitaL’Italia è Popolare, e dall’Unione Popolare Cristiana guidata dall’ex parlamentare dell’Udeur Antonio Satta.

Infine l’Italia dei Valori, che da tempo è stato abbandonata dal fondatore Antonio Di Pietro e ormai da 4 anni guidata da Ignazio Messina, ex deputato ed ex sindaco di Sciacca della Rete. Il partito ha posizioni meno oltranziste di un tempo e ha puntato su temi diversi rispetto a qualche anno fa. Per esempio ha sostenuto una raccolta firme con oltre un milione di adesioni per una legge di iniziativa popolare che “rinforzi” la legittima difesa. Infatti, dice Messina, le priorità saranno “l’impegno per la legalità e la sicurezza dei cittadini, la lotta alla disoccupazione, la riduzione delle tasse soprattutto per la piccola e media impresa”.

Nel frattempo dall’altra parte della barricata, nel centrodestra, Noi con l’Italia (la quarta forza del centrodestra, fondata da Fitto, Tosi, Lupi e Saverio Romano) imbarca anche l’Udc di Cesa. “Una dimostrazione tangibile di umiltà e di lungimiranza politica ma soprattutto di amore per il Paese, lacerato da tensioni e conflitti ma capace di risollevarsi nei momenti difficili”. Obiettivo, anche in questo caso, la soglia di sbarramento del 3 per cento.