Bastano un “vaffa” in chiusura e l’innesto di una discussa Antonia Klugmann per far ripartire alla grande MasterChef Italia edizione numero 7. Orfani dello stellato Carlo Cracco, a cui è stato dedicato in apertura un divertentissimo funerale alla Padrino, con tanto di ovetto appoggiato sulla bara/tavolaccio, il rodato trio di chef Bruno Barbieri, Joe Bastianich, Antonino Cannavacciuolo ha rimesso in moto il tourbillon di fornelli, assaggi, piatti scaraventati contro il muro, e riverente performance del cuoco qualunque alla conquista del “grembiule”. Dicevamo della Klugmann che sui social nelle ultime ore, dopo i primi due episodi andati in onda, sta ricevendo una serie di insulti da accapponare la pelle. Gli chef del programma devono obbligatoriamente essere dei severissimi, e a loro discrezione, visto che non guasta, anche un po’ antipatici giudici del risotto come della cotoletta. Fa parte del gioco. E la fanciulla del’Est, tutta orto e cacciagione, questa regoletta contrattuale e di scrittura l’ha assorbita benissimo. Perfino il Cannavacciuolo nazionale l’ha etichettata con qualche bip: “Questa è più stronza di Cracco”. In aggiunta, un po’ come se fosse una fogliolina di mentuccia sulla montagnetta di cannellini, la Klugmann ha mostrato quello che ci aspettavamo: sotto la scorza di giudice senza pietà, si nasconde ad intermittenza un cuore caldissimo. Lo chef Antonia, qui in versione ciuffo sulla fronte rialzato, si scioglie come burro nella padella appena sente una storia strappalacrime di un concorrente con qualche delicata tragedia nel proprio passato. Ad esempio la titolare de L’argine a Vencò si è fatta travolgere dal racconto del concorrente Davide, che ha imparato a cucinare per ridare il piacere di mangiare all’amata moglie. Aspirante finalista che per sua fortuna ha preparato con cura il baccalà su letto di pomodoro meritandosi un grembiule. Perché invece quando la chef friulana si è ulteriormente squagliata per la ragazza siciliana con madre adottiva, il piatto di quest’ultima è stato bocciato dagli altri tre chef  in modo perentorio, suscitando le ire della concorrente trattenuta fisicamente a freno dalla madre dopo aver smadonnato con diversi “vaffa” all’indirizzo del terzetto maschile.

Alla prova del “live cooking”, in attesa di arrivare ai venti concorrenti che si giocheranno il titolo di Masterchef 2017, si sono già succeduti molti dei “tipi” su cui il comparto autori ha lavorato per costruire una narrazione del programma bizzarra e accattivante (come tra l’altro non è sempre accaduto in tutte le edizioni). Si sono fatti notare: l’ex pilota Italo con un piatto “rotante” indiano particolarmente apprezzato dagli chef; la signora russa di mezza età, Lyudmila, con un’insalata altrettanto russa un po’ sui generis, ma che non si poteva perdere per strada solo per la naturale approssimazione del principiante; Simone, il 20enne marchigiano addolorato e solitario che sembra avere una certa dimestichezza tra fave e pasta fatta a mano; infine la 36enne Manuela, logorroica e vivace fanciulla, che con il suo piatto “merenda salata per il topo di campagna e per il topo di città” ha fatto andare su tutte le furie chef Klugmann e al contrario esaltato come degli arrapati collegiali (e qui l’aplomb di Cracco avrebbe fatto la differenza) il terzetto Barbieri/Bastianich/Cannavacciuolo. Non sono poi mancati i plateali, severi e imperdibili momenti di bocciatura dei concorrenti. Il primo piatto scagliato con veemenza dentro al lavandino, guarda caso proprio dalla nuova chef, è stato una carbonara grondante uovo. Il vero e proprio piatto forte di MasterChef, quello degli epiteti già finiti nella storia di gif e meme, è stato servito con grande cura: “Sembra vomito” e “un riso cotto così l’ultima volta l’ho mangiato dalle suore” (Bastianich); “questo piatto è un insulto a tutti gli italiani” (Klugmann); “è uno dei piatti più tristi (inteso alla bolognese come “scarso” ndr) mai assaggiati”, “questo piatto fa cagare” (Barbieri). Infine capitolo fashion cooking. Perché se i concorrenti sono obbligati ad una naturale trasandatezza o personale eleganza, il quartetto di chef ha offerto qualche sbalzo modaiolo da paura. Niente cravatte sbagliate alla Paolo Conte, per carità, ma un paio di camiciole e di scarpe un po’ azzardate sì. Senza voto il solito abito di rappresentanza blu di Cannavacciuolo, sobria la giacchetta su t-shirt e scarpe da tennis bianche di Bastianich, ma i tacchi a strisce (orizzontali!) bianche e rosse della Klugmann e la camiciola finto hawaiana con riduzione dei contrasti cromatici di Barbieri gridavano pietà.