Federico Ghizzoni sarà sentito dalla commissione di inchiesta sulle banche. L’uomo al centro del retroscena che ha infiammato i rapporti tra Ferruccio de Bortoli e Maria Elena Boschi sarà quindi audito dall’organismo parlamentare. Insieme all’ex amministratore di Unicredit la commissione ascolterà anche gli ex ministri dell’Economia Giulio Tremonti, Vittorio Grilli e Fabrizio Saccomanni. Ancora da deciedere, invece, le modalità di audizione di Gianni Zonin e Vincenzo Consoli, proposte da Matteo Orfini ma sulle quali, infatti, c’è la contrarietà del presidente della commissione Pier Ferdinando Casini. A riferirlo è – alla fine della riunione del consiglio di presidenza – il deputato Paolo Tancredi di Ap. Due le ipotesi sulle audizioni degli ex vertici di Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca: o ascoltarli con riprese video dirette o consentire solo la consultazione dei verbali.

A infiammare il dibattito, in queste ore, è però il via libera all’entrata di Ghizzoni davanti alla commissione. Nel suo libro Poteri Forti (o quasi) , de Bortoli ha raccontato che nel 2015 Boschi, in qualità di ministro delle Riforme, chiese all’allora ad di Unicredit di acquisire Banca Etruria che navigava in pessime acque. In quel momento il vicepresidente dell’istituto di credito era Pierluigi Boschi, padre dell’attuale sottosegretaria alla presidenza del Consiglio. “L’audizione aiuta, è un elemento positivo, se Ghizzoni dirà la verità sarà un bene per tutti”, è il commento rilasciato dall’ex ministra renziana durante la registrazione di Porta a Porta. Poi – sempre ai microfoni di Bruno Vespa – l’inedita conferma: Boschi ha sì parlato con il manager di Unicredit della questione banche ma in contesti ufficiali. “Io – dice –  non ho mai chiesto a Ghizzoni di studiare l’acquisizione di Banca Etruria, la mia famiglia aveva azioni per 10mila euro. Quello che scrive De Bortoli non è vero. Ho incontrato Ghizzoni, ma negli incontri avuti, che erano pubblici, come rappresentante del governo, è vero che ci sono state discussioni su sistema e anche sulle problematiche del mondo bancario, ma da questo non si può arrivare a dire che io ho fatto pressioni su Unicredit“. Per il retroscena pubblicato da de Bortoli la sottosegretaria del governo Gentiloni ha recentemente annunciato  di aver dato mandato ai suoi legali per fare causa all’ex direttore del Corriere della Sera. I termini per presentare denuncia penale per diffamazione sono scaduti: Boschi quindi ha denunciato de Bortoli ma solo in sede civile.

Ma non solo. Perché nella seduta di domani la commissione banche dovrà votare per capire se e come sentire Zonin e Consoli. Anche dall’audizione di quest’ultimo potrebbe venire fuori il nome di Boschi senior. Esistono infatti delle intercettazioni tra l’ex ad e Boschi senior. Telefonate in parte divulgate dal Fatto Quotidiano lo scorso 18 giugno e risalenti al 3 febbraio 2015, subito dopo il decreto legge varato dal governo Renzi per la trasformazione delle banche popolari in Spa, Etruria compresa, una settimana prima del commissariamento della banca di Arezzo.

Boschi era vicepresidente dell’istituto di credito e cercava un salvatore. Per questo si rivolge a Consoli, impegnato a sua volta nel tentativo di alleggerire l’attenzione di Bankitalia su Veneto Banca e in cerca di sostegni politici a Palazzo Chigi. E Boschi lo rassicura. Con queste parole: “Domani in serata se ne parla, io ne parlo con mia figlia, col presidente domani e ci si sente in serata”. In quel momento la figlia è ministra delle Riforme, mentre il presidente è Matteo Renzi. D’altra parte – come pubblicato dal Fatto lo scorso maggio – Consoli era addirittura partito da Vicenza insieme al presidente di Veneto Banca, Flavio Trinca, per raggiungere casa Boschi e discutere dei problemi delle rispettive banche. Al desco trovano ad attenderli il presidente di Etruria, Giuseppe Fornasari e i due Boschi: Pierluigi e Maria Elena, esponente del governo Renzi.