Il tribunale di Roma ha condannato in primo grado in sede civile il deputato M5s Paolo Bernini a risarcire il suo ex assistente parlamentare, Lorenzo Andraghetti, perché il suo licenziamento è inefficace, non “presentando alcuna motivazione”. La decisione risale al 12 aprile scorso, come già raccontato da ilfattoquotidiano.it, e prevede il pagamento di tutte le mensilità dal momento in cui è stato lasciato a casa fino al termine della legislatura, marzo 2018. Circa 70mila euro, 2.333 euro al mese a partire dal licenziamento dell’ottobre 2015. Ma nonostante la sentenza esecutiva, Andraghetti non ha ancora visto un soldo. Tanto che Filippo Roma delle Iene ha pensato bene di chiedere conto all’interessato del suo comportamento (qui il servizio). Perché un parlamentare del Movimento 5 stelle non rispetta una sentenza? Perché rivendica l’impignorabilità, tipico privilegio di quella che chiamano casta? Ma se Bernini non sente ragioni, il suo leader Luigi Di Maio dice di pensarla diversamente: “Le sentenze si rispettano”, risponde alla Iena, e si impegna a far rispettare anche quella che dà torto a Bernini e ragione ad Andraghetti. Ma l’ex assistente, raggiunto in videochat da ilfattoquotidiano.it in Brasile, dove si è trasferito e insegna Scienza politiche, non ha più avuto notizie di quella promessa: “Sono ormai passati 10 giorni dalla registrazione di quella intervista a Di Maio. Nessun contatto, nessun bonifico, nulla”. Poche settimane dopo il licenziamento, Andraghetti venne espulso dal Movimento, verso il quale aveva assunto posizioni critiche. Aveva sfidato il capogruppo uscente in consiglio comunale a Bologna Massimo Bugani, fedelissimo di Grillo e Casaleggio, alle primarie per la candidatura a sindaco. Lui fu cacciato e le primarie nel capoluogo emiliano cancellate. “Se Di Maio onorasse la promessa di far rispettare la sentenza del tribunale eviterebbe anche un danno di immagine al Movimento”, riflette Andraghetti, che aggiunge: “Sono passati due anni dal mio licenziamento, non mi è stato pagato nemmeno il TFR da Bernini, sul quale io ho dovuto anche pagare le tasse: siamo in causa anche su quel fronte”. E conclude: “Il mio non è un caso isolato: è pieno zeppo di casi come il mio, dentro e fuori dal Movimento 5 stelle”.

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