“Sono stato licenziato per motivi politici”. Lorenzo Andraghetti non ha dubbi: il suo posto da collaboratore parlamentare del deputato del Movimento 5 stelle Paolo Bernini, lo ha perduto perché era un dissidente. Tanto che poche settimane dopo è stato anche espulso dal Movimento. Così ora la vicenda è finita al tribunale del lavoro di Roma, dinanzi al quale l’attivista bolognese ha chiesto al suo ex datore di lavoro tutti gli stipendi che gli sarebbero toccati se avesse continuato a lavorare sino a fine legislatura nel 2018.

Ma andiamo con ordine. Lorenzo Andraghetti è militante e “seguace” di Beppe Grillo fin dal 2008, quando in Emilia Romagna muoveva i primi passi quello che sarebbe diventato il Movimento. Poco dopo le Politiche 2013 diventa assistente parlamentare di Bernini, anche lui emiliano. I primi due anni filano lisci: “Poi un giorno di febbraio 2015 ha iniziato a non dirmi più niente e a non farmi più lavorare e ad agosto mi ha licenziato. Non ho avuto alcuna spiegazione, né alcun avvertimento”, spiega Andraghetti a ilfattoquotidiano.it. In quei mesi Andraghetti è fortemente critico con la gestione del Movimento e – un po’ come lo era stata tutta la vecchia guardia poi espulsa (si vedano per esempio i casi di Giovanni Favia, Andrea Defranceschi, Federica Salsi) – non ne fa mistero. Di più. Poche settimane dopo il licenziamento sfida apertamente il capogruppo uscente in consiglio comunale Massimo Bugani, fedelissimo di Grillo, alle primarie per la candidatura a sindaco di Bologna.

Ma ai vertici del M5s decidono che le primarie nel capoluogo emiliano non si fanno e che il candidato sarà Bugani. Vicenda chiusa e Andraghetti viene espulso dal Movimento. Tra le contestazioni che gli venivano mosse, spiegò lo stesso Andraghetti, anche una sua partecipazione, proprio a febbraio 2015, come relatore a una riunione di Alternativa libera, un gruppo di fuoriusciti dal Movimento 5 stelle. Ma è stato lo stesso gruppo di Alternativa libera a negare l’appartenenza di Andraghetti al loro gruppo. “Non ero un relatore, ma ho fatto un intervento sul momento”, ha sempre spiegato Andraghetti. Lo stesso deputato ex M5s e fondatore di Al Walter Rizzetto ora ribadisce: “Non l’ho mai visto durante la fase costituente”.

Intanto in quelle settimane la causa di lavoro è già partita. L’avvocato di Andraghetti nel suo ricorso al tribunale denuncia il fatto che Bernini avrebbe licenziato il suo assistito senza specificare in alcun modo le ragioni. “Il datore di lavoro”, si legge nel ricorso al giudice, ha licenziato Andraghetti “per un mero capriccio, a fronte del comportamento irreprensibile”. Il ricorso dice che il collaboratore aveva “lavorato per più di due anni a favore del signor Bernini, senza che questi avesse da ridire in alcun modo in merito al modo in cui il ricorrente svolgeva le proprie mansioni; in particolare nessun provvedimento disciplinare è mai stato adottato”.

Bernini, contattato, si limita a un breve commento in cui spiega che Andraghetti usava il computer fornito al parlamentare dalla Camera dei Deputati solo per lavoro, per “redigere scritti contro il Movimento 5 stelle e ‘percorsi verso la costituente’ di Alternativa libera”. Il tutto “durante l’orario di lavoro”. Un atteggiamento – si legge nella memoria scritta dagli avvocati di Bernini e indirizzata al giudice – che “si è manifestato e si manifesta incompatibile con gli stessi principi (etica, fiducia) che sorreggono il rapporto tra collaboratore parlamentare e onorevole”.

L’ex collaboratore ora chiede quasi 70mila euro, pari al compenso (circa 2300 euro mensili) che Bernini gli avrebbe dovuto dare se la loro collaborazione non si fosse interrotta. Spiega inoltre che lui non aveva un orario di lavoro, ma semplicemente una reperibilità di 12 ore. “Il vincolo fiduciario tra collaboratore e deputato – spiega Andraghetti a ilfattoquotidiano.it – prevede che io non possa divulgare informazioni relative al parlamentare e che ho obbligo di fedeltà verso di lui. E nessuno può dire che io abbia tradito questa fedeltà. Tutti sanno che io ero uno critico nel Movimento, ma io ero anche un attivista all’interno dei Cinque stelle e ben prima di Bernini. Non posso dire niente solo perché sono un collaboratore parlamentare?”. La sentenza è prevista per febbraio. Se Andraghetti avrà diritto a quegli stipendi o a un indennizzo lo deciderà il giudice.

Riceviamo e pubblichiamo

Alternativa Libera è un movimento politico aperto e rispettoso dell’opinione di tutti, lo abbiamo ripetuto più volte e lo ribadiamo anche in questa sede. L’onorevole Paolo Bernini fa affermazioni false e del tutto prive di fondamento quando sostiene che Lorenzo Andraghetti usasse il computer fornito dalla Camera dei Deputati solo per lavoro, per “redigere scritti contro il Movimento 5 stelle e ‘percorsi verso la costituente’ di Alternativa libera”. L’uso che Andraghetti abbia fatto del computer dell’onorevole Bernini non spetta a noi chiarirlo, ma di certo Andraghetti non ha mai redatto alcun percorso verso la costituente di AL.

Anzitutto il congresso di Firenze del 28 Febbraio 2015, fu l’avvio di un processo partecipativo Costituente dove Alternativa Libera è intervenuta come promotrice insieme a molte altre realtà e cittadini non appartenenti a nessun schieramento politico. In quel luogo gli organizzatori hanno dato spazio a chiunque volesse esprimere la propria opinione. Che il signor Andraghetti abbia fatto un intervento dal quel palco è cosa nota, ma questo non lo colloca automaticamente tra i fondatori, gli attivisti o i semplici sostenitori di Alternativa Libera.

Come abbiamo già fatto in passato, scrivendo al Fatto Quotidiano, ci teniamo a sottolineare che, successivamente al Congresso, abbiamo ricevuto soltanto critiche al nostro operato proprio dal Sig. Andraghetti che non ha mai appoggiato né privatamente né pubblicamente alcuna nostra azione politica. Andraghetti infatti non è parte né di coloro che, come attivisti, si associano sui territori ad Alternativa Libera, ne è iscritto alla piattaforma di Alternativa Libera.

Diffidiamo pertanto chiunque dall’accostare il nome di Lorenzo Andraghetti a quello di Alternativa Libera perché da ora in avanti verrà considerato diffamatorio nei confronti di AL. Consigliamo all’onorevole Paolo Bernini di documentarsi prima di enunciare falsità, distorsione tipica del MoVimento a cui appartiene”

I deputati di Alternativa Libera
Massimo Artini
Marco Baldassarre
Samuele Segoni
Eleonora Bechis
Tancredi Turco

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