La grande attesa di Silvio Berlusconi è (quasi) finita. L’appuntamento è fissato per le 9.15 domani a Strasburgo. Nell’aula della Grande Camera della Corte europea dei diritti umani prenderà il via la prima e unica udienza per l’esame del ricorso presentato dal leader di Forza Italia contro l’applicazione della legge Severino che lo rende incandidabile dopo la conferma della condanna il 1 agosto 2013 per frode fiscale per il processo Mediaset. Per Berlusconi è un evento cruciale: dalla decisione dei giudici europei dipende la possibilità di presentarsi alle elezioni e di proporsi come candidato premier. La prima conseguenza della decisione degli ermellini fu la decadenza dal seggio di senatore proprio in virtù della legge Severino ignorata quattro anni dopo da Palazzo Madama per il caso di Augusto Minzolini.

Giudici e avvocati, tutti i protagonisti in aula
Prima di affrontare il caso, la Corte ha dovuto risolvere il problema della sua composizione. Nel collegio dei 17 magistrati di Strasburgo chiamati a pronunciarsi sul ricorso non ci sarà il presidente della Corte, Guido Raimondi: il magistrato era stato proposto a suo tempo dal governo Berlusconi ed ha preferito non partecipare. Al suo posto ci sarà Ida Caracciolo, uno dei cinque giudici “ad hoc” nominati dal governo. Tutti i personaggi in campo e un ruolo nell’affaire Berlusconi sono stati “analizzati” nel numero di FqMillennium di ottobre (leggi l’articolo di Giuseppe Pipitone)

La Grande Camera della Corte sarà presieduta per l’occasione dalla tedesca Angelika Nussberger che, insieme ai suoi 16 colleghi, ascolterà le parti, le quali avranno a disposizione 30 minuti ciascuna per presentare le loro argomentazioni. Il collegio della difesa sarà capeggiato dagli avvocati Andrea Saccucci e Edward Fitzgerald (dello studio londinese di cui fa parte Amal Alamuddin, moglie di George Clooney), mentre le ragioni del governo italiano saranno esposte dagli avvocati Maria Giuliana Civinini e Paola Accardo. La parola passerà poi ai giudici per formulare eventuali domande. Ma al dibattimento – che si svolgerà in inglese e francese – non è prevista, al momento, la partecipazione di Berlusconi.

La “liturgia” della Grande Camera prevede quindi una sospensione dei lavori di un quarto d’ora circa. Alla ripresa dell’udienza le parti avranno ciascuna una decina di minuti per rispondere ai quesiti posti dai giudici. Al termine, il collegio giudicante si ritirerà a porte chiuse per deliberare. A giudicare dai precedenti, per conoscere la sentenza potrebbero servire mesi. Negli ultimi due anni, le decisioni della Grande Camera sono state rese note, in media, nove mesi dopo l’udienza, scesi a sei quando la Grande Camera ha pronunciato sentenze d’appello rispetto al primo giudizio espresso dalla Corte. Anche per questo Berlusconi ha provato a chiedere uno slittamento delle elezioni politiche a maggio: al leader di Forza Italia serve una decisione in tempo utile per candidarsi. Comunque sia, la decisione dei giudici europei sarà definitiva: contro le sentenze della Grande Camera non può essere presentato appello. Una ventina i giornalisti di televisioni e carta stampata che si sono già accreditati per seguire l’udienza, anche se all’interno dell’aula non sono ammesse né riprese né foto e non è neanche possibile l’utilizzo degli smartphone, tablet o pc portatili.

Le tappe della vicenda: dal ricorso alla udienza
L’udienza di domani è l’ultima tappa di un un lungo percorso iniziato il 7 settembre del 2013 con la presentazione del  ricorso. Il 30 gennaio 2014 la Cedu rifiuta la richiesta di Berlusconi di dare la priorità al suo ricorso. L’8 aprile alcuni parlamentari di Forza Italia e circa 3.900 cittadini italiani domandano alla Cedu di imporre al Governo misure urgenti affinché Berlusconi possa candidarsi per il Parlamento Europeo. La richiesta viene respinta. Il 5 luglio del 2016 la Cedu comunica al Governo il ricorso dando inizio al contraddittorio tra le parti. Il 26 aprile scorso 2017 la corte annuncia che intende esaminare il ricorso in sede di Grande Camera, ovvero senza possibilità d’appello. Lo scorso 8 giugno 2017 la prima e unica udienza del procedimento viene fissata per il 22 novembre. Il 12 settembre 2017 viene accolta la richiesta dell’Associazione politica nazionale Marco Pannella di presentarsi al procedimento come parte terza mentre viene respinta analoga richiesta avanzata dell’Unione Camere Penali Italiane. Il 10 ottobre scorso la Commissione di Venezia, organo d’esperti costituzionalisti del Consiglio d’Europa, pubblica l’opinione sulle garanzie minime che uno Stato deve assicurare ai parlamentari sottoposti a una procedura per la decadenza del mandato.