La rappresentante del governo italiano, uno dei 17 giudici, il suo avvocato. Tutti legati da una sigla: Sioi, Società italiana per l’Organizzazione Internazionale, un ente della Farnesina presieduto ancora da Franco Frattini. C’è un fil rouge che lega i protagonisti principali del ricorso depositato da Silvio Berlusconi alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Nell’agenda dell’ex premier, infatti, c’è una data segnata in rosso: 22 novembre 2017. È il giorno in cui è prevista l’udienza a Strasburgo, solo il primo step di un percorso che potrebbe essere l’ennesima, forse ultima, sliding door nella vita dell’ex Cavaliere. Sì, perché una ipotetica sentenza favorevole dei giudici europei potrebbe far tornare Berlusconi candidabile in tempo per le elezioni politiche del 2018. Un vero e proprio successo da rivendicare anche in campagna elettorale.

Ma chi sono i personaggi che hanno un ruolo nella causa di Strasburgo? E in base a cosa decideranno se i diritti dell’ex premier sono o meno stati violati dalla legge Severino? E poi: come funziona la Corte europea dei diritti dell’uomo? Di questo si occupa l’inchiesta di Fq MillenniuM in edicola oggi, 7 ottobre. Il mensile ha indagato sul funzionamento della Cedu mettendo in fila nomi, connessioni e persino le discrepanze nelle sentenze emesse dalla corte di Strasburgo. Dove le posizioni dell’Italia saranno rappresentate dalla professoressa Ersiliagrazia Spatafora, agente del nostro governo, nominata dal ministero degli Esteri nel 2008, coautrice di un volume insieme allo stesso Frattini e membro dell’ente presieduto dall’ex ministro di Berlusconi. Spatafora è la giurista che nel caso di Bruno Contrada ha considerato il reato di concorso esterno a Cosa Nostra come una “creazione della giurisprudenza”. Un autogol che ha implicitamente influito nell’annullamento della condanna a dieci anni dell’ex numero due del Sisde.

“La condotta degli agenti italiani è chiaramente influenzata dal governo”, racconta a Fq MillenniuM una fonte che ha lavorato all’interno dell Corte. Come la pensa quindi l’attuale ministro degli Esteri, Angelino Alfano, sul caso Berlusconi? L’ha già detto: “È ingiusta l’applicazione retroattiva della Severino: le sanzioni afflittive possono essere applicate solo per il futuro”. Ma non solo. Fanno parte del Sioi guidato da Frattini anche Ida Caracciolo, docente di Diritto internazionale, nota per la sua attività di esperta sul caso dei due marò in India, e indicata dal governo come giudice ad hoc per sostituire alla Cedu il magistrato italiano Guido Raimondi, che si è astenuto. E poi Bruno Nascimbene, uno dei consulenti di punta ingaggiati da Berlusconi per studiare il ricorso a Strasburgo. Dove il suo caso è stato assegnato alla Grande Camera composta da 17 giudici. È la Corte chiamata in causa quando arrivano questioni che rischiano di entrare in contrasto con una sentenza precedente. Il cittadino Berlusconi, insomma, sta incrociando le dita.