C’é chi dice di aver scelto di non moltiplicare le promesse e per questo si considera l’unico vero voto libero. Chi vuole investire un miliardo di euro in cinque anni per creare occupazione. Chi sostiene di essere l’unico elemento di discontinuità rispetto al passato. E chi semplicemente si fa bastare la sua faccia, la sua esperienza e la sua credibilità.

Eccoli qui i quattro principali candidati alla poltrona di governatore della Sicilia. Eccoli qui i quattro uomini su cui hanno puntato partiti e coalizioni in quello che è l’ultimo test politico importante prima delle politiche del 2018. Un turno elettorale sul quale peserà come un macigno il risultato delle urne siciliane. E infatti sull’isola è andata in scena un’incandescente campagna elettorale. Uno scontro continuo esploso su molteplici fronti, un corpo a corpo senza soluzione di continuità.

A cominciare dal tema legato ai candidati cosiddetti impresentabili presenti nelle liste di centrodestra guidate da Nello Musumeci. “Ognuno voterà secondo coscienza”, dice lui. “Fa come Ponzio Pilato“, attacca il pentastellato Giancarlo Cancelleri. “I grillini dicono di avere fatto i nomi? In realtà hanno fatto copia e incolla da quanto pubblicato dai giornali”, replica il bersaniano Claudio Fava. “Noi abbiamo liste fatte da persone perbene”, si vanta l’aspirante governatore di Pd e Ap, Fabrizio Micari. Che però dimentica di essere sostenuto da Giuseppe Castiglione, sottosegretario alfaniano coinvolto nell’inchiesta sul Cara di Mineo.

“Io non ho alcuna tenerezza nei confronti del candidato Micari. Continua a fare venire i ministri del governo Gentiloni per fargli dire solo una cosa: non votare Fava”, si lamenta il vicepresidente della commissione Antimafia, accusato di aver spaccato la sinistra con la sua candidatura, avvantaggiando dunque destra e pentastellati. “Il mio avversario non è Fava, sono tutti gli altri. Quello a Fava, però, è un voto irresponsabile“, affila il coltello Micari, che dunque rinnova ancora una volta l’immagine della feroce guerra intestina in atto da il Pd e i bersaniani usciti dai dem.

Poi ovviamente c’è lo scontro tra i due favoriti. “Musumeci – spiega Cancelleri – dice una cosa vera: noi non abbiamo amministrato nemmeno un condominio. Ed è vero. Lui invece si porta dietro tutti gli uomini di chi questa Regione l’ha governata e l’ha ridotta in macerie: gli assessori di Lombardo, quelli di Cuffaro. Genovese, Micciché”. “Avere i democristiani in coalizione non credo sia un disonore”, si difende l’aspirante governatore del centrodestra.

Alla fine, dunque, qualcuno dovrà pur vincerle queste elezioni. E a quel punto ci sarà da governare l’Assemblea regionale siciliana. Dove probabilmente nessuno avrà la maggioranza. Ed è per questo che negli ultimi giorni di campagna elettorale i rumors si sprecano. A cominciare da quel retroscena che vedrebbe i consiglieri eletti con Fava pronti a sostenere il neogovernatore Cancelleri. “Se dovessimo vincere io mi presenterò in Parlamento con 10 proposte per risolvere i problemi dei siciliani”, dice il pentastellato. “Sono molto deluso da Cancelleri. Quando è esploso il tema della mafia gli ho sentito fare ragionamenti da sussidiario”, lo gela Fava. Che, però, lascia socchiusa la porta: “Io l’appoggio al governo dall’opposizione sono pronto a darlo a chiunque su singoli temi”.

Poi ovviamente ci sono gli altri rumors. Quelli su pezzi del Pd pronti non solo a sostenere l’ipotetico governo Musumeci ma addirittura a cambiare coalizione subito dopo il voto.“Si dice che la Sicilia sia laboratorio politico e in alcuni casi ha anche anticipato scelte nazionali che sembravano alla vigilia improbabili e impossibili: io me lo auguro”, auspica felpato Musumeci. “Non sono preoccupato per il voto disgiunto, non lo temo”, dice sicuro Micari. Ma il Pd intende davvero inaugurare le larghe intese Renzi-Berlusconi in Sicilia? Micari sorride: “Questo lo dovete andare a chiedere al Pd”.

Di Saul Caia, Alberto Sofia, Giuseppe Pipitone