Gli “zingari”? Parassiti, ladri, culturalmente lontani dalla legalità. A dirlo non è il solito sondaggio somministrato a un gruppo anonimo di cittadini esasperati, ma nientemeno che la Confederazione sindacale autonoma di Polizia (Consap) che, in virtù delle diverse migliaia di aderenti in tutta Italia è una delle organizzazioni maggiormente rappresentative della Polizia di Stato con strutture in ogni città e rappresentanti in tutti gli uffici di polizia. La sede nazionale dell’organizzazione è a Roma, città dove la Consap è, per numero di iscritti, il secondo sindacato di Polizia. La Consap fa anche parte della più grande associazione europea di Polizia, rappresentativa di oltre 500mila operatori della sicurezza.

Tutto nasce nei giorni scorsi, quando il Parlamento europeo ha emesso un documento per combattere il fenomeno dell’antigitanismo nel nostro Continente. Il testo raccomanda alla Commissione europea e agli Stati membri di compiere sforzi concreti verso una reale inclusione delle comunità rom in condizione di emarginazione sociale. Tra le misure indicate c’è quella di “garantire che tutti i cittadini siano uguali davanti alla legge, assicurando un uguale accesso alla giustizia e ai diritti; di fornire una formazione sui diritti umani ai dipendenti pubblici e del sistema giudiziario nazionale; di perseguire i crimini d’odio fornendo strumenti per combatterli nella maniera più adeguata; istituire all’interno del corpo di Polizia delle unità che, formate sull’antiziganismo, sappiano combattere in maniera efficace i crimini d’odio; di favorire l’accesso alle giustizia da parte delle donne rom”; “incoraggiare l’assunzione di persone rom all’interno dei Corpi di Polizia”.

Raccomandazioni di buon senso visto che si tratta di misure già adottate con successo in diversi Paesi. In Italia l’unica a commentare la notizia è stata la Consap che, in un comunicato stampa, ha definito quest’ultima raccomandazione “una priorità delirante”. Il motivo è facilmente spiegato: “

Il concetto di integrazione dei rom è un controsenso, infatti la loro cultura è da sempre quella di vivere ai margini della società per esaltare il loro parassitismo. Buttandola in metafora disneyana, come ha già detto qualcuno, non si rischierebbe di far sorvegliare alla Banda Bassotti il deposito di Paperone? Immaginiamo che le stesse nostre perplessità le potrebbero avere anche i zigani, che vedono, nelle divise, persone da evitare assolutamente e che questa cultura del “lontani dalla Polizia” se la tramandano da generazione in generazione, fin dalla tenera età dove il poliziotto potrebbe impedire loro di chiedere l’elemosina.

Insomma, “zingari in Polizia?”. No, grazie, perché per il sindacato “rimane assodato che in polizia può entrare chiunque, a patto che abbia requisiti morali, personali e generazionali per difendere la libertà e la democrazia” e quindi, secondo la Consap, chi ha sangue rom resta fuori.

Eppure la storia, come sempre racconta una verità diversa. Ho conosciuto funzionari rom della polizia bulgara e rumena addetti alla formazione dei loro colleghi. Così come in Abruzzo e Molise ci sono persone di origini rom arruolate in diversi corpi delle forze dell’ordine, qualcuno destinato anche alle missioni all’estero. Pochi lo sanno, visto che generalmente quando si indossa una divisa, non c’è la necessità di dovere sbandierare le proprie origini ai quattro venti. Soprattutto poi, quando a causa di pregiudizi e stereotipi, si potrebbe incorrere in sgradite conseguenze. D’altronde, anche nel Corpo di Polizia romano è da segnalare la presenza di agenti che, senza divisa, sarebbero annoverati tra gli “zingari parassiti, ladri e sfruttatori“.

Non ce lo possiamo nascondere: questi ragazzi, come tanti altri, sono il futuro del nostro Paese, i costruttori del ponte che ci proietta nel futuro di un’Italia ormai irrimediabilmente “contaminata“ dalla multietnicità. Lasciamo tranquillamente a questi giovani con il sogno della divisa – che siano rom o che non lo siano – la responsabilità di difendere la nostra “libertà e democrazia”, messa a rischio non certo da loro ma da prese di posizione offensive e ridicole. Che da un parte preoccupano ma dall’altra fanno sorridere benevolmente per il livello di un comunicato stampa che – per forma e contenuto – si pone sullo stesso piano delle barzellette indecorose sulle forze dell’ordine raccontate anche all’interno delle comunità rom.

Ma quando si è infarciti di pregiudizi reciproci, ognuno combatte la propria battaglia tra “guardie e ladri” (o riprendendo la metafora disneyana tra il commissario Basettoni e la banda Bassotti) utilizzando le armi che sa usare, a colpi di infelici comunicati stampa o di storielle irrispettose.

Riceviamo e pubblichiamo la replica di Consap

Caro dottor Stasolla e carissimo direttore del Fatto Quotidiano che ne ha ospitato on line il blog, con il quale si censura la nostra posizione in merito alla delibera del parlamento Europeo che propone di “incoraggiare l’assunzione attiva di rom tra i membri delle forze di polizia”. Siamo sorpresi dal fatto che ancora una volta si tenda a strumentalizzare e, se ci si consente un neologismo, a “xenofobizzare” la nostra posizione, che tale è e tale rimane, in una risoluzione del Parlamento Europeo che di fatto propone di agevolare un’etnia “perseguitata” quindi, con evidenti caratteristiche discriminatorie verso altre etnie ugualmente perseguitate e vittime di razzismo.

Detto questo però non possiamo sottacere l’inaccettabile titolo dell’articolo del blog “Per la Consap sono tutti ladri e parassiti” che non corrisponde a quanto sostenuto nel nostro comunicato stampa; né tantomeno l’indegna declinazione delle nostre reali intenzioni, forse recondite e “fortunatamente” chiarite dallo Stasolla, laddove si dice “che secondo la Consap chi ha sangue rom resta fuori”; quando noi abbiamo chiaramente scritto che in Polizia può entrare chiunque a patto che abbia requisiti morali, personali e generazionali, laddove generazionali è un chiaro riferimento è alla persona con il suo vissuto e non ai suoi avi etnici, che, peraltro, stando a quanto dichiarato dal Parlamento Europeo, sarebbero anche giustificati visto il clima di persecuzione che subirebbero i rom in Europa.

Peccato poi che molto spesso pur di sostenere tesi di “simpatica contrapposizione rispetto alla realtà quotidiana”, ci si dimentichi di analizzare le carte. Evidentemente è molto più facile fare le pulci a “infelici comunicati stampa infarciti di pregiudizi retorici”, come li definisce il presidente dell’Associazione 21 luglio, piuttosto che documentarsi seriamente.

Peccato anche che, leggendo quella risoluzione del Parlamento Europeo sia essa stessa infarcita di generalizzazioni e luoghi comuni, laddove si sostiene “l’eccessiva attenzione da parte della polizia (profilazione etnica, procedure di fermo e perquisizione eccessive, incursioni ingiustificate negli insediamenti rom, confisca e distruzione arbitraria di proprietà, uso eccessivo della forza durante gli arresti, aggressioni, minacce, trattamenti umilianti, abusi fisici e negazione dei diritti durante gli interrogatori e la custodia da parte della polizia)”, o anche quando afferma “della scarsa attenzione da parte della polizia in caso di crimini commessi contro i rom, con scarsità o assenza di assistenza, protezione o indagini nei casi di reati segnalati dai rom” dove il termine polizia non fa alcun distinguo fra gli apparati di sicurezza degli Stati membri.

Non solo le Forze di Polizia vengono criminalizzate in toto senza distinzioni, ma anche il sistema sanitario e quello giudiziario quando il documento Ue dichiara di essere “allarmato dalla discriminazione contro le donne rom, che sono spesso poste in reparti maternità separati e con standard inferiori e subiscono abusi fisici, trascuratezza e un trattamento peggiore o maltrattamenti da parte del personale medico quando cercano di accedere ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva… o infine quando si sostiene che la lentezza dei processi danneggerebbe i rom… (soltanto loro!).

Certo ci saremmo aspettati che fosse stato il Governo a censurare queste iniziative europee che dequalificano il nostro sistema democratico ma, purtroppo, siamo qui a replicare ad un’associazione, fra le miriadi che ci sono in Italia, e questo un po’ ce ne dispiace ma lo facciamo perché noi non discriminiamo nessuno, anche se l’attacco nei nostri confronti contenuto nel blog, sfora nell’ambito della diffamazione a mezzo stampa.