Ai microfoni di 6 su Radio 1 il presidente della Lazio Claudio Lotito spiega che la visita in sinagoga dopo il caso dei volantini di Anna Frank con la maglia della Roma è stato un “gesto spontaneo” di quelli che, come tali, “non devono essere concordati, altrimenti diventa una cosa artefatta”. Ma un box a pagina 8 del Messaggero riferisce di un commento di altro tono del dirigente sportivo. Sentito dal cronista lunedì sera, “sull’aereo che da Milano Linate lo ha portato allo scalo di Fiumicino“. Quindi alla vigilia della visita nella sinagoga romana. “Sbuffava così – si legge – tra i passeggeri a bordo: ‘Famo sta sceneggiata’. Il rabbino è a New York, er vice-rabbino ci sarà?’, chiede il presidente della Lazio ai collaboratori. ‘Non valgono un ca… questi. Hai capito come stamo?'”. Poi lo stesso quotidiano romano ha diffuso l’audio della telefonata incriminata.

Diversa però la versione ufficiale di Lotito che ai microfoni di Radio 1 ha detto: “Ci siamo rivolti alla comunità che ci ha detto che era impegnata per impegni pregressi – ha spiegato poi Lotito motivando l’assenza dei vertici durante la deposizione di due corone di fiori portate dalla delegazione biancoceleste -. Il nostro gesto non voleva assolutamente manifestare alcun intento di giustificazione, né di purificazione perché non dobbiamo lavare nulla. Ci laviamo tutti i giorni e riteniamo di essere persone pulite e scevre da qualsiasi condizionamento esterno -ha sottolineato il presidente della Lazio-. Loro probabilmente vedono l’aspetto formale mentre noi agiamo quotidianamente attraverso un’azione di prevenzione e repressione. E’ chiaro che in una comunità di centinaia di migliaia di persone ci può essere lo stupido di turno o il mascalzone di turno, cosa che accade anche nella loro comunità, capita dappertutto”. E ai microfoni di Radio 24 ha detto che i tifosi che hanno stampato i volantini con l’immagine di Anna Frank sono “indegni”. “La Lazio predica tanti valori – ha aggiunto – la Lazio è stata la prima società a impiegare giocatori ebrei nel dopo guerra”.

Così in tarda mattinata il presidente della Lazio, tramite il responsabile della comunicazione del club, ha annunciato “querele e richieste danni” di fronte a quell’audio diffuso, perché – sostiene – quelle frasi non erano riferite alla visita alla sinagoga, dove martedì era andato in sinagoga accompagnato da una delegazione della squadra per lasciare una corona di fiori. Che però, scrive il Corriere, “è sparita dall’ingresso” del luogo di culto ebraico ed è stata gettata nel Tevere. La responsabilità, continua il quotidiano di via Solferino che pubblica l’immagine dei fiori buttati in acqua, sarebbe di “alcuni ragazzi della Comunità ebraica: all’inizio avevano pensato di lasciarla sotto casa del presidente, ma lungo il tragitto hanno deciso di buttarla sul greto del Tevere. Anche per il biglietto sgrammaticato («Hai fratelli ebrei») lasciato da un «Claudio» biancoceleste sulla corona del presidente”.