Paolo Cognetti ha vinto il 71esimo Premio Strega con Le otto montagne. Il romanzo pubblicato da Einaudi ha raccolto 208 voti, contro La più amata di Teresa Ciabatti (Mondadori) che ne ha presi 119. Una vittoria annunciata, attesa, infine raccolta senza troppi clamori dall’autore milanese per un libro che per una volta ha messo insieme favore dei lettori e giudizio della critica, e che rimane un romanzo immediato e accessibile a chiunque. Due rametti di abete rosso nel taschino, un fiocco nero da scolaretto al posto della cravatta, Cognetti, 39 anni, ha accolto vittoria e alloro da Edoardo Albinati, vincitore del premio 2016, e rilasciando poche parole al volo sul finire della diretta tv.

“Voglio ringraziare tante persone, e soprattutto se sono arrivato fino a qui lo devo a Minimum Fax, e ora alla bellissima Einaudi. Poi ringrazio Angela e Monica i miei angeli custode. Remigio, Lucky Fede i miei protettori e amici a cui voglio bene. Estoul e Brusson (paesi della Valle d’Aosta ndr). Viva la montagna”, ha affermato Cognetti. Già, perché il legame fortissimo del “cittadino” Cognetti, montanaro acquisito, con la montagna, è diventato uno straordinario e naturalissimo marchio stilistico che lo ha letteralmente elevato a narratore d’alta quota, esplorando silenzi e isolamento di una personale intimità che ha però saputo trasformarsi in racconto universale, tanto che Le otto montagne verrà tradotto in ben trenta lingue.

La premiazione dello Strega 2017 è tornata a svolgersi, dopo un anno di lontananza, a Villa Giulia. Madrina della serata la giornalista Eva Giovannini che, come di consueto per la diretta Strega, ha corso dietro ad una scaletta concitata e scritta nei minimi particolari, tanto da rendere come sempre un incontro importante con la letteratura una sorta di imbalsamato e prevedibile circolo degli scacchi. Le mini interviste con i cinque finalisti, tutte così già preparate in ogni dettaglio, con risposte già pronte, più che un approfondimento gustoso e imprevedibile risultano sempre un trafelato obbligo di passaggio, tumefatto e riverente omaggio alla Fazio coi suoi ospiti, per passare al blocco successivo in scaletta.

Detto questo, la vittoria di Cognetti è stata ampia e robusta in termini di voti, anche con l’aumento degli aventi a diritto a 660. Soltanto il primo spoglio sulle 100 schede aveva paventato un possibile testa a testa con Ciabatti, subito sfumato nel secondo spoglio, e confermato ampiamente nel terzo con Cognetti che scappa a 92 voti contro i 70 dell’autrice Mondadori. Einaudi vince per la terza volta in quattro anni lo Strega (2014 Francesco Piccolo, Il desiderio di essere come tutti; 2015 Nicola Lagioia, La ferocia) confermandosi marchio fondamentale nel promuovere al meglio la giovane narrativa contemporanea, ma affermando anche un concetto chiaro che riprende le biografie professionali di Lagioia e Cognetti: con una casa editrice indipendente e piccina non si vince (Lagioia e Cognetti hanno pubblicato molto per Minimum Fax), mentre quando si fa il passo e si diventa autori di punta di uno dei quattro grandi editori si beve il bicchiere di Strega tra i flash dei fotografi. La classifica finale dello Strega recita Cognetti e Ciabatti seguiti al terzo posto da Wanda Marasco con 87 voti per La compagnia delle anime finte (Neri Pozza), 79 voti per Matteo Nucci con È giusto obbedire alla notte; e quinto, l’ex editor di Feltrinelli, Alberto Rollo, con Un’educazione milanese (52 voti), titolo “indipendente” della cinquina Strega 2017 grazie al piccolo editore Manni.

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