Mario Ciancio Sanfilippo sarà processato per concorso esterno in associazione mafiosa. Lo ha deciso il gup di Catania, Loredana Pezzino, che ha rinviato a giudizio il potente editore catanese, direttore e patron del quotidiano La Sicilia e di una serie di televisioni e giornali locali. La decisione arriva dopo che nell’ottobre del 2016 Cassazione ha annullato con rinvio il proscioglimento dell’imprenditore disposto dal gup Gaetana Bernabò Distefano. Il processo comincerà il 20 marzo 2018 davanti alla prima sezione del Tribunale penale.

La procura di Catania aveva aperto l’indagine a carico di Ciancio nel 2007, ma nel 2012 ne aveva chiesto l’archiviazione. Richiesta bocciata dal gup Luigi Barone, che aveva disposto la trasmissione degli atti ai Pm. Gli inquirenti avevano a quel punto chiesto il rinvio a giudizio dell’editore, raccogliendo il pollice verso da parte del gup Bernabò Distefano nel dicembre del 2015. 

Una decisione che aveva sollevato parecchie polemiche – con il presidente dell’ufficio gip di Catania, Nunzio Salpietro, che aveva preso le distanze dalla sentenza – visto che nelle sue motivazioni Distefano faceva a pezzi il reato di concorso esterno definito come “una figura che si potrebbe definire quasi idealizzata nell’ambito di un illecito penale così grave per la collettività”. Un giudizio completamente ribaltato dalla Suprema Corte, che ha accolto l’appello della procura contro il proscioglimento di Ciancio. Secondo gli ermellini “non si sorregge in alcun modo la conclusione della non configurabilità della fattispecie del concorso esterno nel reato associativo” che ha di principio “una funzione estensiva dell’ordinamento penale, che porta a coprire anche fatti altrimenti non punibili”. È per questo motivo che adesso un nuovo gup – il terzo che si occupa della vicenda Ciancio in dieci anni di indagini – ha ordinato il processo per l’editore catanese, ormai 85enne.

Le parti civili individuate dal giudice sono i fratelli del commissario Beppe Montana, rappresentati dall’avvocato Goffredo D’Antona e l’Ordine dei giornalisti di Sicilia. L’accusa sarà rappresentata in aula dai pm Antonino Fanara e Agata Santonocito. L’editore è difeso dagli avvocati Giulia Bongiorno e Carmelo Peluso e ha diffuso una nota dopo l’arrivo del rinvio a giudizio. “La mia assoluta estraneità ai fatti che mi vengono contestati è nelle indagini dei carabinieri del Ros – dice Ciancio – Sarebbe bastato leggerle per decidere diversamente. Sono pronto a difendermi con determinazione, continuerò serenamente a lavorare mentre i miei legali riproporranno con pazienza tutte le innumerevoli argomentazioni a sostegno della mia innocenza”.

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