Come cambia la formazione delle leggi
Per la formazione delle leggi si prevedono almeno 7 iter diversi (ma c’è chi ne conta fino a 12). Dipende dalla molteplicità degli strumenti che governo e Parlamento possono usare, ma anche dall’intervento o meno nell’iter del Senato che dipende dal tipo di materie di cui si occupano le leggi. Resterà il bicameralismo paritario solo per leggi costituzionali, su questioni di politica europea, minoranze linguistiche e assetto istituzionale degli enti locali.

In tutti gli altri casi l’intervento del Senato è facoltativo (nel senso che sarà il Senato eventualmente a richiederlo). La Camera può dare il sì definitivo al testo originale, ignorando eventuali correzioni. Il Senato ha in ogni caso una serie di limiti di tempo entro i quali richiedere di poter intervenire e applicare correzioni ai testi di legge prima di rimandarli alla Camera.

Secondo una proiezione di Openpolis, se fosse stato applicato questo sistema all’attuale legislatura il 90 per cento delle leggi sarebbero state approvate dalla sola Camera.

In altri casi ancora si prevede un intervento del Senato “rafforzato”: quando esista “un interesse nazionale” prevalente secondo lo Stato, il Parlamento potrà legiferare anche su materie di competenza regionale (è definita “clausola di supremazia”), ma se il Senato modificherà le leggi con la maggioranza assoluta, la Camera potrà respingere le modifiche solo con la maggioranza assoluta.

Viene infine introdotto il disegno di legge a data certa, che dev’essere votato entro 70 giorni, ma limiti e garanzie saranno specificate dai regolamenti parlamentari.

Restano poi le consuete tipologie di iter legislativo: disegno di legge, decreto legge e decreto legislativo.

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