Non mi piacciono le parole quando diventano una scorciatoia. La dolce morte, per esempio. Di dolce non c’è mai nulla, nemmeno quando si aspetta la morte come una liberazione. Persino quella morte invocata resta morte. Quel dolce diventa retorica. E poi politica. E poi ancora scontro politico, luogo dove si impantana tutto per paura di scontentare questo o quello.

Ho sempre detto di essere favorevole a una legge che conceda il diritto di farla finirla. Ma ho anche detto che sudo al solo pensiero di dover sbattere la faccia contro una condizione simile. E tremo a doverlo fare se di fronte c’è un minorenne.

Sul caso specifico accaduto in Belgio ci tornerò presto, qui vorrei fissare le mie ragioni a favore di un principio: la libertà di scegliere è il più maturo esercizio di democrazia. Nessuno vuole – come sento dire – concedere allo Stato il diritto di negare la vita o di disporre della morte di un cittadino. È vero il contrario. Lo Stato si impegna a garantire il diritto alla salute, sia nelle strutture medico/ospedaliere sia promuovendo la ricerca medico-scientifica. Di contro non punisce colui che, di fronte a una malattia invincibile, sceglie liberamente di anticipare un trapasso imminente, un trapasso che le cure mediche non possono fermare. Io credo che lo Stato debba permetterlo.

Lo può permettere anche a un minore? Io credo di sì. Perché se è la morte imminente ad essere la causa della libertà di scelta, non vedo cosa osti a una tale scelta laddove il richiedente fosse un minore. Ribadisco: siamo di fronte all’ultimissimo stadio della malattia, quello che non lascia più alcuna speranza. Pensiamoci un attimo: c’è differenza tra un 17enne in fase terminale e un 18enne? La risposta più ovvia è legata alla maggiore età stabilita per legge. Ma una minorenne di contro può abortire. Così come può diventare madre. Cioè, il suo corpo è slegato dalla legge che infatti concede eccezioni. Lo stesso non può che valere anche nel dramma dell’eutanasia.

Aggiungo – e chiudo – che forse dovremmo anche ripensare ai diciott’anni come asticella della maggiore età con tutto quello che comporta. La velocità dei nostri tempi (sbaglierò…) dovrebbe portarci a considerare la maggiore età.

Sedici anni vi sembran pochi?

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Marijuana, il THC è servito. Una “sala terapia” nel primo Canapa caffè di Roma: “Legale? Non ancora”

prev
Articolo Successivo

Fertility Day, la nuova campagna dopo il dietrofront del ministero: spariti cartoline e slogan contestati

next