E’ attesa la sentenza di secondo grado nei confronti del governatore della Campania Vincenzo De Luca, accusato di abuso d’ufficio e peculato per la nomina di un project manager nell’ambito della costruzione, mai realizzata, di un termovalorizzatore durante l’emergenza rifiuti in Campania, avvenuta nel 2008 quando lo “Sceriffo” era sindaco di Salerno e commissario del governo. La corte d’Appello di Salerno, presieduta da Michelangelo Russo, è entrata in Camera di Consiglio. La fase dibattimentale si è conclusa con la replica del procuratore generale Antonella Giannelli e quelle successive dei difensori dei tre imputati.

In primo grado De Luca, che oggi non in aula, è stato condannato a un anno con pena sospesa solo per il reato di abuso d’ufficio. Condanna che ha determinato nei suoi confronti l’avvio della procedura della Legge Severino con la sospensione, poi interrotta dal tribunale civile, dall’incarico di presidente della Regione. In appello la procura generale ha chiesto la condanna per abuso d’ufficio a 11 mesi di reclusione.

In apertura di udienza è toccato a uno dei due legali di De Luca, Andrea Castaldo, difendere la legittimità di quella nomina che l’allora sindaco di Salerno approvò avvalendosi dei suoi poteri di commissario di governo. Per l’avvocato la ricostruzione emersa dalla sentenza di primo grado va “profondamente riformata”. “La vicenda è semplice ed estremamente banale – ha detto nel corso della sua arringa – De Luca era legittimato a fare quella nomina in deroga grazie ai poteri di commissario di governo che gli erano stati conferiti dalla legge”.

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