Abbiamo tutti “concordato che Schengen deve essere salvaguardata” e che “le misure messe in atto saranno mantenute per lo stretto necessario”, e cioè, “fino a quando ci sarà una riduzione dei flussi“. Così il commissario Ue Dimitris Avramopoulos dopo la riunione con i ministri svedese e danese all’Immigrazione Morgan Johansson e Inger Stojberg e il segretario di Stato agli Interni tedesco Ole Schroeder in una conferenza stampa congiunta a Bruxelles. Il vertice era stato convocato martedì dopo che Svezia e Danimarca hanno ripristinato i controlli alle frontiere.

Stojberg ha però sottolineato che “in Danimarca non vogliamo essere la destinazione finale di migliaia e migliaia di richiedenti asilo”. Mentre Johansson ha ribadito che la Svezia chiede l’applicazione del “principio di Dublino” e “delle misure per rallentare il flusso su quella che è diventata un’autostrada” in seguito agli arrivi di migranti via Balcani. Occorre “rafforzare le frontiere esterne”, ha detto il ministro. “Siamo il Paese che per anni ha preso il numero più alto di profughi pro capite. Ne sono arrivati 115mila solo negli ultimi 4 mesi, e 26mila minori non accompagnati. Non possiamo tornare a questo. Occorre lavorare assieme per salvaguardare le regole”.

Il segretario di Stato agli Affari interni del governo tedesco Ole Schroeder ha richiamato poi la necessità di applicare le misure Ue, lamentando che “il controllo delle frontiere esterne non funziona, in particolare tra Grecia e Turchia. Le registrazioni non vengono fatte. Eurodac non viene applicato. I ricollocamenti non vanno avanti”. Quanto alla reintroduzione dei controlli da parte della Danimarca, “al momento non stiamo registrando nessun significativo problema nel traffico di confine – ha detto – la Danimarca non sta facendo nient’altro che quello che la Germania sta facendo sul confine tedesco-austriaco”.

 

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