La sfilza di assoluzioni “perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato” ha un andamento in crescendo: il 28 ottobre si è concluso così il processo per una presunta evasione da ben 52 milioni di euro con al centro la vecchia gestione dell’Ilva di Taranto. Alla sbarra c’erano lo scomparso Emilio Riva, l’ex direttore finanziario di Riva Fire Mario Turco Liveri, l’ex consigliere delegato di Ilva Sa Agostino Alberti e Angelo Mormina, ex managing director di Deutsche Bank Londra. Il pm di Milano Stefano Civardi contestava loro di aver indicato nella dichiarazione dei redditi del 2008 elementi passivi fittizi per poter poi pagare meno tasse al fisco italiano. Per l’accusa avevano organizzato una complessa operazione di finanza strutturata, all’unico scopo di consentire alla consolidata Ilva spa l’abbattimento del reddito, “mediante l’utilizzazione di elementi passivi fittizi” per quasi 160 milioni di euro “e conseguentemente per la consolidante Riva Fire spa (…) una pari riduzione della base imponibile e un’evasione di imposta Ires pari a 52.463.213 euro”. Ma lo stesso Civardi, alla luce della depenalizzazione dell’abuso del diritto, non ha potuto che chiedere l’assoluzione. Stessa cosa ha dovuto fare il pm Salvatore Ronsisvalle per l’imputato eccellente Luca Laurenti: il conduttore non ha versato al Fisco 237mila euro di Iva. Fino all’estate era reato, poi è arrivato il decreto di riforma del sistema sanzionatorio in materia fiscale, che ha innalzato di cinque volte la soglia di punibilità: da 50mila a 250mila euro. Una ricognizione del Fatto quotidiano tra le principali procure di italiane ha del resto rivelato che le nuove soglie e la depenalizzazione dell’abuso del diritto porteranno all’archiviazione in media un processo tributario su tre.

Nuovo falso in bilancio: salvo Luigi Crespi – E’ invece in divenire l’interpretazione delle nuove norme sul falso in bilancioIl 16 giugno la Cassazione ha annullato la condanna a 6 anni e 9 mesi dell’ex sondaggista di Silvio Berlusconi, Luigi Crespi, per la bancarotta della Hdc, con la motivazione che nella legge varata l’1 aprile è stata espunta la frase “ancorché oggetto di valutazioni“, riferita ai “fatti materiali non rispondenti al vero” esposti in bilancio per truccare i conti. La Corte, nelle motivazioni, ha scritto che dall’attuale formulazione traspare “la reale volontà legislativa di far venir meno la punibilità dei falsi valutativi“. Vale a dire i casi in cui l’imputato ha volutamente messo a bilancio un immobile o la consistenza del magazzino a un valore più alto di quello reale. Tuttavia giovedì 12 novembre la V Sezione penale della Cassazione ha sconfessato il precedente, sostenendo che nonostante la modifica il falso valutativo è “tuttora punibile”. Resta dunque da vedere quale delle due interpretazioni si consoliderà o se occorrerà andare alle Sezioni unite per dirimere il contrasto.

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