Quando il 1 aprile il falso in bilancio tornò di fatto nel codice penale a molti sembrò un successo. Pena fino a 8 anni di carcere (più bassa solo di quella prevista negli Stati Uniti), eliminazione delle soglie quantitative (5% del risultato economico, 1% del patrimonio, 10% delle stime), introduzione della procedibilità d’ufficio anziché a querela, e inclusione delle holding di controllo e le società che raccolgono risparmio. In realtà una legge più severa in teoria di fatto favorirà i truccatori di conti. Almeno così si deduce da un verdetto della Cassazione sull’affaire Hdc e sull’ex sondaggista di Berlusconi, Luigi Crespi. L’ex segretario del Pd Bersani parla di “buco pazzesco” e il senatore forzista Caliendo attacca ricordando che il suo emendamento era stato bocciato. Non è la prima volta che il governo Renzi viene rimandato a settembre in tema di giustizia. Era già successo con un’altra legge importante: quella sul voto di scambio politico mafioso che è diventata, secondo i supremi giudici, più difficile da dimostrare.

Gli allarmi inascoltati sul testo della legge
Sia prima che dopo l’approvazione al Senato, con voto contrario di Forza Italia, furono in molti a indicare un “errore” nel testo della norma sul falso in bilancio. E anche il procuratore aggiunto di Milano, Francesco Greco, responsabile del Dipartimento reati finanziari, aveva criticato la legge.

Nel mirino era finita la frase “ancorché oggetto di valutazioni” – eliminata dal testo precedente – che ha ottenuto il risultato di mettere in ombra i casi di falso in bilancio più difficili da scoprire, investigare e giudicare: che non sono quelli dove è evidente il falso ovvero la dichiarazione di quello che non si ha, ma sono i casi in cui si dichiara, per esempio, di possedere qualcosa stimato a un valore più alto rispetto alla realtà e che è quindi oggetti di valutazione. “Magazzini, ammortamento dei crediti o stime immobiliari sono tipiche valutazioni, alle quali persino la deprecata legge Berlusconi – scrive Luigi Ferrarella oggi sul Corriere della Sera – conservava almeno un minimo di punibilità se si scostavano dalla realtà per più del 10%”.

Annullata la condanna all’ex sondaggista di Berlusconi
Oggi proprio sul quotidiano di via Solferino, che il 1 aprile aveva lanciato l’allarme sul testo, è riportata la notizia che sembra provare, in attesa del deposito della motivazioni del verdetto, che la norma favorirà in alcuni casi gli imputati. La Cassazione ha annullato la condanna per bancarotta a 6 anni e 9 mesi dell’ex sondaggista di Berlusconi, Luigi Crespi, per l’affaire Hdc che in primo grado gli era costata una condanna a 7 anni in virtù della nuova legge.

Questo perché la norma punisce chi, per conseguire un ingiusto profitto, “consapevolmente” espone solo “fatti materiali non rispondenti al vero“. Mentre il testo di legge “berlusconiano” prevedeva la formulazione “fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero” ma aveva come inciso “ancorché oggetto di valutazioni“. Da parte del giudice. La difesa di Crespi e degli altri imputati non ha fatto altro che sottoporre ai supremi giudici la questione: ovvero la non ammissione più delle “valutazioni” tra gli elementi che costituiscono il reato.

Gli ermellini hanno annullato quindi senza rinvio i segmenti di bancarotta del sondaggista riconducibili ai falsi in bilancio per valutazioni. Cassati i 6 anni e 9 mesi a Crespi, i 4 al fratello Ambrogio e i 3 alla moglie. Di fatto e per diritto quindi è passata in giudicato ed è quindi definitiva una sentenza monca e la pena dovrà essere ricalcolata in un nuovo processo di secondo grado che si baserà solo sui falsi in bilancio per fatti materiali.

Bersani: “Un buco pazzesco”, Ferranti: “Aspettiamo motivazioni”
La notizia non è passata inosservata. Il senatore forzista Giacomo Caliendo ricorda che il gruppo azzurro “sia in commissione che in Aula, presentò un emendamento a mia prima firma che inseriva proprio quattro parole “ancorché oggetto di valutazioni” e, nonostante il ripetuto invito a tener conto di tale necessaria integrazione, l’emendamento, anche a causa del parere contrario del governo, non fu approvato con un risultato di 115 voti a favore, 116 contrari e 2 astenuti. Anche questa volta avevamo ragione”. Durissimo anche l’ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani: “La Cassazione ha dimostrato che le nuove norme sul falso in bilancio hanno un buco pazzesco, che rischia di vanificare la stessa reintroduzione del reato e far sfumare processi su processi”. Bersani chiede al governo di intervenire subito per una “correzione urgente” della nuova normativa. “Parliamo di cose concrete”, sollecita.

Getta acqua sul fuoco delle polemiche Donatella Ferranti, presidente della commissione Giustizia della Camera: “Prima di lanciare allarmi, meglio sarebbe attendere e leggere le motivazioni della sentenza, che non mi risulta ancora depositata”.  “Inviterei tutti alla cautela, è fuor di dubbio che la recente legge anticorruzione – sottolinea l’esponente del Pd – abbia reintrodotto il delitto di falso in bilancio, ma come sempre di fronte a una nuova riforma occorre un periodo di rodaggio giurisprudenziale. Occorre cioè che la giurisprudenza si assesti tenendo conto dei lavori parlamentari dai quali emerge in modo esplicito che nei ‘fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero’ che costituiscono il falso in bilancio – spiega Ferranti – non possono non rientrare anche alterazioni di natura valutativa. Del resto, la semplice lettura delle disposizioni del codice civile che fissano i parametri fondamentali per la redazione del bilancio, dello stato patrimoniale e del conto economico, chiarisce che tutte le voci e poste importano la traduzione, in grandezze convenzionali, di elementi necessariamente fattuali”.

Insomma, insiste Ferranti, “è quantomeno intempestivo e strumentale creare allarmismo cercando di sminuire la portata di una riforma valutata con favore da magistrati esperti e giuristi nel corso delle audizioni alla Camera. Aspettiamo che la giurisprudenza si consolidi, se poi qualche aggiustamento sarà necessario, non saranno certo questo governo e questa maggioranza che della lotta alla corruzione hanno fatto una priorità a tirarsi indietro”.

L’avvocato Sisto: “Annullamento sentenza ha radici più profonde”
L’avvocato Francesco Paolo Sisto, deputato di Forza Italia e difensore di Crespi, non ritiene che l’annullamento incassato sia dovuto in modo esclusivo alla modifica di legge. “Non si può vincere un processo in pace – dice al fattoquotidiano.it -. Non è detto che sia così, il processo aveva molte patologie che noi abbiamo evidenziato nei motivi. L’annullamento ha radici più profonde e attediamo le motivazioni della sentenza. Con ogni probabilità non è arrivato per la sopravvenienza della nuova legge sul falso in bilancio; la norma può aver contribuito, potrebbe essere stata una concausa. Tra l’altro vorrei ricordare che io ho votato contro la modifica perché così si permette alle procure di entrare a piedi uniti nelle imprese. La pena non è quella classica, ma è il procedimento, il processo. In un momento in cui le imprese sono in difficoltà e non hanno bisogno che le procure entrino nel tessuto connettivo così”.