Nelle periferia di Roma, all’istituto alberghiero Domizia Lucilla, l’insegnante di chimica Maurizio Maglioni non fa lezione in classe. Sulla cattedra, al posto del registro, c’è un computer. “Potrei spiegare una reazione chimica a voce”, dice il professore ai microfoni de ilfattoquotidiano.it, “ma – aggiunge – con un video online i ragazzi possono vederla coi loro occhi”. Se la spiegazione è un filmato da vedere a casa, in aula si discute e si lavora in gruppo. E’ il metodo della classe rovesciata (‘flipped classroom‘), nato negli Usa e sbarcato in Europa da pochi anni. Tullio De Mauro ne tesse lodi: “Gli studenti stanno in classe non per assistere passivi alla lezione, ma per studiare insieme ed essere seguiti individualmente”. In aula, nessuna interrogazione. Alunni e professore discutono della lezione, oppure svolgono esercitazioni di gruppo, dove gli studenti vengono valutati con un punteggio. “Il criterio somiglia ai punti ottenuti in un videogioco”, spiega Maglioni. Il voto in pagella è il frutto di due elementi: i punteggi e l’impegno mostrato in classe. Per la prima volta, alcuni studenti di Maglioni hanno vinto le olimpia di chimica. In aula i ragazzi usano quaderni, smartphone e tablet. “Tutti amano la classe rovesciata”, dice uno studente, “perché lavori con internet”. Qualche ‘nostalgico’ però c’è ancora. “Mi manca il libro e la spiegazione a voce”, dichiara una ragazza. Ma il nuovo metodo non abolisce la lettura. “Io insegno chimica”, spiega Maglioni, “i miei colleghi ‘capovolti’ del liceo usano i testi oltre ai video”. I docenti fedeli alla classe rovesciata sono riuniti nell’associazione Flipnet. Gli iscritti sono circa 500, dalla Sicilia al Trentino. Condividono online materiali didattici ed esperienze, organizzano corsi di formazioni. Il metodo capovolto infatti non si improvvisa, richiede studio e preparazione. L’ultimo corso a Roma, a novembre, ha visto il tutto esaurito con 300 iscritti

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