E ancora Gianni Cuperlo, dando un giudizio complessivo sull’intera Legge di Stabilità: “Poco ambiziosa, poco innovativa. Serve maggiore equità”.
Ed ecco che si affaccia in noi un dubbio impudente: che la minoranza dem stia cominciando a guarire dalla sindrome di Stoccolma? Probabilmente no, sarà l’ennesimo falso allarme, il millesimo lieve miglioramento prima della ricaduta. Sulla diagnosi in compenso non vi sono più dubbi: trattasi di ostaggi felici e contenti.
Mentre preparano un documento di emendamenti alla manovra e manifestano tutto il loro dissenso, i sequestrati consenzienti si sbracciano a ribadire come in loro non ci sia nessuna intenzione di lasciare il bunker Pd.
Per sindrome di Stoccolma infatti s’intende “un particolare stato di dipendenza psicologica e/o affettiva che si manifesta in alcuni casi in vittime di episodi di violenza fisica, verbale o psicologica. ll soggetto affetto dalla sindrome di Stoccolma, durante i maltrattamenti subiti, prova un sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore che può spingersi fino all’amore e alla totale sottomissione volontaria, instaurando in questo modo una sorta di alleanza e solidarietà tra vittima e carnefice”.
Eccoli qui dunque, cornuti, mazziati e contentoni, gli ostaggi del Nazareno, anche detti gufi, che se ne stanno tranquilli nella loro voliera, nell’attesa che qualcuno porti loro qualche insetto o piccolo mammifero con cui sfamarsi; qualora il loro sequestratore (o ‘kidnapper’ come preferirebbe senz’altro lui) dovesse dimenticare lo sportello della gabbia aperto nessun rischio: i pennuti innamorati non hanno alcuna intenzione di fuggire. Altri elementi tipici della sindrome che spiegano molto del comportamento dei detenuti dem sono:
1) l’ostaggio si “identifica” nel carceriere per paura, e non certo per affetto, e “regredisce” ad uno stadio infantile inferiore a quello di un bimbo di cinque anni: questo spiega molto chiaramente il cha cha cha ballato dai Bersani Boys che alternano un passo avanti e un passo indietro in qualunque decisione e sono sempre sul punto di piangere quando Matteo li sgrida perché sono stati cattivi.
2) I sequestrati accettano la convivenza in un ambiente minaccioso che li costringe a nuove situazioni di adattamento: così i sinistri sinistri si trovano a vivere una specie di Surviver, il reality in cui i concorrenti devono fronteggiare le situazioni più estreme rispetto quelle a cui sono abituati, come stare al governo con Verdini che li sbeffeggia in note.
3) La cementificazione del legame tra ostaggi e carceriere sviluppa il concetto di un “Noi qui dentro” contro un “Loro che stanno fuori”: questo punto in particolar modo si sposa con il comportamento dei nostri: qualunque cosa pur di rimanere qui dentro, anche allearsi col proprio peggior nemico.
Perché Stoccolma, Roma, Canicattì, l’ostaggio con sindrome a uscire e sbattere la porta non ci pensa proprio.
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