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Della “guerra” di Stefano Esposito, la nuova guerra, quella ai ciclisti romani è stato già scritto tanto: il paladino della Tav ha liquidato con un “non possumus” chiaro e tondo le richieste della Roma ciclabile. Che in fondo non chiede la luna ma semplicemente il rispetto degli impegni elettorali della coalizione a cui il sacerdote del culto laico “grandi opere” fa capo. Il Grab? Fiore all’occhiello appassito. Pedalare nel traffico di Roma? Comportamento a rischio. Le ciclabili? O militarizzate o niente. Insomma l’impossibilismo categorico e senza alternative sbattuto in faccia alla Roma che pedala, stride con l’atteggiamento da “the only limit is the sky” mostrato dal senatore in altre occasioni, per esempio per realizzare la sua adorata Tav. E stride qualche decibel in più se si pensa che altrove, in condizioni persino più proibitive dell’anarchia del trasporto romano, si è riusciti a compiere veri e propri miracoli.

Con lo staff di 31mag.nl abbiamo chiesto ad alcuni esperti olandesi di ragionare con noi sulle parole di Esposito, partendo dalla loro esperienza nei Paesi Bassi. Premessa: in Olanda, a differenza di quanto si possa credere, le biciclette non sono sempre state parte della cultura nazionale e l’attuale diffusione è frutto di precise scelte politiche; Amsterdam ha 1/4 della popolazione di Roma ma una densità doppia rispetto alla Capitale ed il traffico urbano in automobile è uno dei più congestionati d’Europa.

Il potente sindacato olandese dei ciclo-centauri Fietsersbond dice a proposito della pericolosità delle piste non protette: “Sicuramente sono meno sicure ma vengono impiegate ovunque e servono, soprattutto, per educare gli automobilisti a convivere con le bici” e azzardano anche una proposta per la Capitale: “Il centro di Roma è sviluppato in pianura, vicino al Tevere e creare un centro pedonale bike-friendly non farebbe altro che diminuire il traffico. La vostra città è collinare, a differenza di quelle olandesi, le e-bikes, le bici elettriche sarebbero un’ottima ed economicissima soluzione. Ormai costano meno di un motorino.” La salute del traffico capitolino è motivo di interesse anche per il dipartimento Urban Planning di Utrecht. Non c’è spazio per le corsi ciclabili protette? “Una buona idea sarebbe eliminare una corsia, spostare la fila di auto parcheggiate e far passare la ciclabile tra il marciapiede e i parcheggi.” In Olanda è stato fatto in centri urbani già saturi, con strade strette tra i palazzi e in larga parte intagliate da binari del tram. Unica differenza: li c’era la volontà politica e la soluzione è stata trovata.

Negli anni ’60, ad Amsterdam, si parlava di “cementare” i canali per favorire il traffico automobilistico, oggi la città discute la chiusura totale alle autovetture private. La Roma di Esposito, invece, fa il passo del gambero; speriamo solo, scaricata la mobilità verde, non proponga “al posto del Tevere una lingua di asfalto a tre corsie”. Da lui non ci stupirebbe.

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