A quasi 50 anni, un insegnante diventa di ruolo dopo una vita di precariato e supplenze. Una storia come tante altre, di cui è piena l’Italia. Non se l’uomo risponde al nome di Giovanni Scattone, quasi vent’anni fa protagonista di uno dei più celebri casi di cronaca nera degli ultimi decenni. Nel 1997, infatti, Scattone – allora trentenne assistente di filosofia del diritto alla Sapienza di Roma – sparò e uccise Marta Russo, una studentessa di 19 anni. L’uomo si è sempre dichiarato innocente ma nel 2003 arrivò la condanna definitiva per omicidio colposo a 5 anni e tre mesi di reclusione.

18 anni dopo Scattone insegnerà psicologia all’Istituto professionale Luigi Einaudi di Roma. L’uomo, infatti, non era stato interdetto all’insegnamento dalla Corte Suprema; una volta scontata la pena quindi ha potuto ricominciare l’attività di docente. Nel 2012 ha superato il concorso in cattedra classificandosi decimo e per questo fa parte degli insegnanti diventati di ruolo nelle assunzioni previste dalla riforma della Buona Scuola. La notizia, riportata ieri dal Corriere della Sera, ha suscitato molte polemiche in particolare tra i docenti che sono stati sorpassati in graduatoria da Scattone.

In realtà non è la prima volta che l’ex assistente universitario, insegnerà a una classe di adolescenti. Già quattro anni fa, infatti, Scattone aveva fatto una supplenza di filosofia al Liceo Cavour. Anche allora la notizia aveva sollevato molte polemiche, anche per via di una macabra coincidenza: si trattava dello stesso istituto dove aveva studiato Marta Russo. L’insegnante aveva quindi lasciato l’incarico e aveva continuato a insegnare in altre scuole romane.  Si vedrà ora quale accoglienza riceverà Scattone dai suoi nuovi studenti e dalle loro famiglie.

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