Mentre la diplomazia italiana si affanna per raccogliere consensi attorno a una risoluzione Onu che autorizzi “un’operazione di polizia internazionale” in Libia finalizzata alla distruzione dei barconi dei trafficanti, l’Egitto si starebbe preparando a invadere il Paese nordafricano con il nulla osta di Washington. Una mossa che cambierebbe tutte le carte in tavola e quindi anche lo scenario di un eventuale azione anti-trafficanti.

Secondo fonti militari e di intelligence citate dal sito israeliano Debkafile – vicino al Mossad e solitamente attendibile e molto ben informato – il presidente egiziano Abdel Fatah Al Sisi sta ammassando truppe, aerei e navi al confine ovest in vista di un’offensiva militare su vasta scala in Cirenaica, focalizzata su Derna, roccaforte dell’Isis in Libia. L’operazione, che prevede sbarco di truppe sulla costa e lancio di paracadutisti nell’entroterra, ha l’obiettivo di debellare le milizie jihadiste libiche affiliate allo Stato Islamico e riconquistare tutte le località sottratte al controllo del governo libico esiliato a Tobruk, quello guidato dal premier al Abdullah Al Thani e riconosciuto come legittimo dalla comunità internazionale.

Non è chiaro, secondo le informazioni riportate da Debkafile, se l’invasione egiziana si limiterà soltanto all’est della Libia o se si spingerà anche ad ovest contro le roccaforti dell’Isis nelle zona costiere della Tripolitania. Quel che è certo è che le milizie tribali fedeli al governo di Tobruk le sue forze armate guidate dal generale filo-occidentale Khalifa Haftar – che il 24 aprile ha dichiarato di non essere contrario a un intervento egiziano – potrebbero approfittarne per lanciare un’offensiva contro il governo islamista ‘ribelle’ di Tripoli appoggiato da Turchia e Qatar, che controlla le località costiere occidentali dove operano gli scafisti (Zuwara, Sabratha, Surman, Al-Zawiyah e Janzur a ovest di Tripoli e Tajoura alla periferia est). Una situazione che andrebbe a incidere su qualsiasi operazione italiana o europea in quelle stesse zone.

Il presidente egiziano Al Sisi ha discusso dell’operazione con il capo della Cia John Brennan lo scorso 19 aprile. Secondo Debka, Brennan avrebbe riferito le perplessità di Barack Obama, più favorevole a un’azione indiretta egiziana a sostegno delle forze del generale Haftar, ma Al Sisi avrebbe ribattuto che questa strada è già stata percorsa senza successo e che non c’è più tempo da perdere perché l’infiltrazione dell’Isis nel Sinai e addirittura in alcune unità dell’esercito egiziano stanno raggiungendo livelli pericolosi. Al Sisi avrebbe garantito a Brennan che le forze armate del Cairo si ritireranno dalla Libia non appena sconfitti e disarmati i jihadisti.

Non è dato sapere se l’Egitto abbia condiviso i suoi piani anche con la Francia, ultimamente molto attiva a fianco del Cairo sia nella cooperazione militare – con ricche forniture di cacciabombardieri, navi da guerra e missili – che nella diplomazia – con il sostegno alle richieste egiziane di un deciso intervento internazionale anti-terrorismo in Libia. Il sospetto che Parigi stia di nuovo giocando la sua partita in Libia, questa volta rimanendo dietro le quinte e agendo tramite il Cairo, appare più che fondato.

E l’Italia? Per evitare di ritrovarsi nuovamente messa all’angolo e scavalcata dalle decisioni e dagli interessi altrui, il governo italiano – certamente a conoscenza dei piani di Al Sisi – potrebbe decidere di approfittare dell’azione egiziana in Cirenaica per lanciare un’operazione contro gli scafisti sulle coste della Tripolitania. “Visto il disinteresse dimostrato degli alleati europei – osserva l’analista militare Gianandrea Gaiani, direttore di Analisidifesa.it – non è da escludere che l’Italia decida di agire con attori regionali interessati ad agire in Libia e pronti a farlo subito con l’accordo del governo di Tobruk. D’altronde i contatti italo-egiziani negli ultimi mesi sono stati costanti, oggi l’ultima telefonata di Renzi ad Al Sisis: avranno certamente portato a qualcosa”.

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