Pochi giorni fa, a Roma, un tassista che brandiva una scimitarra ha minacciato un collega per soffiargli la corsa mentre la turista contesa fuggiva terrorizzata. È la prima regola del codice non scritto di autodifesa dei cittadini dell’Urbe: mai salire su un taxi posteggiato davanti alla stazione Termini (o a Fiumicino o a Ciampino) senza il preventivo assenso dei minacciosi capataz che presidiano il territorio.

La seconda regola riguarda gli automobilisti interessati a ritornare a casa incolumi: mai discutere per ragioni di traffico (ed evitare perfino i timidi colpetti di clacson) per non rischiare di essere estratti dall’abitacolo e percossi dai tanti energumeni strafatti in circolazione. Ci sono anche regole che dovrebbero sconsigliare l’attesa vana dei bus (in media uno su tre è fuori uso) e perfino il trasferirsi a piedi stante il dissesto dei marciapiedi foriero di rovinose cadute.

Per sfuggire a Mafia Capitale, agli agguati dei burocrati comunali a caccia di mazzette o a quelli non meno feroci dei gabbiani volteggianti sui cumuli di spazzatura, ogni mattina il civis romanus 3.0 deve scegliere tra il set di Highlander e quello dell’Ora dei vigliacchi. Egli neppure si domanda più come farà la “Citta eterna ancora quanto?” (Corriere della Sera) a sostenere il peso del prossimo Giubileo, per non parlare (ah ah) delle paventate Olimpiadi. Tutto il resto è noia: per esempio, che in una giornata qualsiasi si dimetta il capo di gabinetto del presidente della Regione e che un assessore comunale, anch’egli indagato, ci stia pensando.

Da ‘Stoccata e Fuga’, il Fatto Quotidiano, 26 marzo 2015

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