Attualità

Giornata sulla sindrome di Down, c’è anche la battaglia per andare a vivere da soli

Un appuntamento internazionale, sancito anche dall’Onu, nato per diffondere una maggiore consapevolezza e conoscenza, per creare una nuova cultura della diversità e per promuovere il rispetto e l’integrazione nella società di tutti. Presentata la campagna 2015, “The Special Proposal” un docu-reality con protagonisti Salvatore e Caterina

di Angela Cotticelli

Andare a vivere da soli è il sogno di molte coppie, anche di quelle composte da persone con sindrome di Down. Stesse opportunità e possibilità di scelta è il tema della X edizione della Giornata Mondiale sulla sindrome di Down, che si celebra oggi, sabato 21 marzo. Un appuntamento internazionale, sancito anche dall’Onu, nato per diffondere una maggiore consapevolezza e conoscenza sulla sindrome di Down, per creare una nuova cultura della diversità e per promuovere il rispetto e l’integrazione nella società di tutte le persone con sindrome di Down.

Tante le iniziative sul territorio nazionale. A Vasto ad esempio, l’Associazione Regionale Down Abruzzo (Arda) organizza un convegno sul tema dell’integrazione scolastica, a Lucca l’associazione “Andare oltre si può” (Aosp) invita a scattare un selfie con le tshirt realizzate dall’artista milanese Lorenzo Pietrantoni per l’Aosp e pubblicare la foto sui social con gli hashtag #WDSD15 e #AOSP15.

La scelta della data, il 21/3, non è casuale: la sindrome di Down, detta anche Trisomia 21, è caratterizzata dalla presenza di un cromosoma in più, tre invece di due, nella coppia cromosomica n. 21 all’interno delle cellule. “Gli adulti con sindrome di Down devono avere la possibilità di scegliere in autonomia il proprio futuro, come sancito anche dagli articoli 19 (“Vita indipendente e inclusione nella società”) e 23 (“Rispetto del domicilio e della famiglia”) della Convenzione dell’ONU sui diritti delle persone con disabilità”, dice al ilfattoquotidiano.it Sergio Silvestre, Presidente Nazionale CoorDown, Coordinamento nazionale associazioni delle persone con sindrome di Down.

“Le famiglie devono comprendere che per raggiungere l’obiettivo di indipendenza, i ragazzi hanno bisogno di sostegno e incoraggiamento, cose che spesso mancano perché i genitori tendono a essere troppo protettivi”. Ieri, venerdì 20 marzo, CoorDown ha partecipato alla Conferenza Mondiale sul World Down Syndrome Day. In quella occasione a New York, nel quartier generale delle Nazioni Unite, ha presentato la campagna 2015, “The Special Proposal”.

Protagonisti del docu-reality Salvatore e Caterina, una coppia di adulti romani con sindrome di Down che da anni seguono un percorso di autonomia abitativa. I due vogliono vivere insieme e Salvatore ha finalmente deciso di chiederlo a Caterina con una dichiarazione a sorpresa nel McDonald’s della capitale dove lei lavora. Salvatore entra nel ristorante accompagnato dai Neri per Caso che intonano a cappella “Come Away with Me” di Norah Jones. Salvatore si inginocchia e tira fuori dalla tasca un cofanetto. All’interno non c’è un anello ma la chiave della loro nuova casa. Chiude la frase: “Per le persone con sindrome di Down, autonomia significa futuro”.

“Salvatore e Caterina partecipano al progetto sperimentale di residenzialità, Domus, che promuove l’autonomia abitativa delle persone con sindrome di Down o con disabilità cognitiva. L’obiettivo è verificare concretamente la gioia ma anche le difficoltà che si possono incontrare nella convivenza quotidiana“, spiega a ilfattoquotidiano.it Stefania Mazotti, psicologa responsabile della Fondazione Italiana Verso il Futuro e coordinatrice del progetto.

“Le coppie che partecipano a Domus hanno dei requisiti: si frequentano da più di un anno con il consenso di entrambe le famiglie e sono motivate e concordi sul portare avanti il rapporto attraverso una fase di convivenza. Iniziano così a vivere insieme per una settimana al mese, sollecitando una maggiore autonomia personale. Questo permette a loro e alle loro famiglie di attivare un graduale processo di “svincolo emotivo”, e di monitorare, attraverso educatori, quali reali esigenze possono presentare nella quotidianità. L’autonomia delle persone con sindrome di Down non si realizza però solo in coppia: si può vivere un’affettività piena e soddisfacente anche nelle relazioni amicali e di gruppo, come spesso osserviamo nell’ambito del progetto Domus”.

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