E’ stata per generazioni l’eroina romantica più amata, simbolo di una donna dolce ma moderna ed emancipata, che vive e viaggia sola, districandosi dalle numerose vicende che la coinvolgono senza necessitare dell’aiuto di un uomo. Ad aprile Candy Candy festeggerà i suoi primi 40 anni.

Per essere precisi sarà il manga, la serie a fumetti che ha dato il nome al suo cartone animato, a tagliare il traguardo degli anta. Capelli biondi, occhi verdi, delicata ma allo stesso tempo forte, Candice White, l’orfanella dalla vita un po’ complicata, ha tenuto incollati ai teleschermi milioni di teenager dagli anni 70 al 1997, quando è stato trasmesso l’ultimo episodio.

Nel 1975, in Giappone, cominciava la pubblicazione del manga di Yumiko Igarashi e negli anni 80, in Italia, il successo investiva il cartone animato, trasmesso dalle tv private e  preceduto da una sigla cantata dai Rocking Horse. Il brano vendette più di 500 mila copie.

Quella di Candy è soprattutto una storia che parla d’amore. Il destino di Candice, infatti, s’incrocia prima con quello di Anthony, il ragazzo morto per un incidente a cavallo, poi con quello di Neal che s’invaghisce di lei fino a costringerla, senza successo, a sposarlo. Più duratura è l’intensa amicizia con il finto vagabondo Albert, che poi si scoprirà essere suo zio. Il cuore di Candy Candy, però, è di Terence Granchester, conosciuto a Londra, un aristocratico angloamericano, spavaldo e anticonformista ma davvero innamorato della ragazza. La loro sarà una storia sofferta, osteggiata, segnata da un lungo addio a causa di un’altra ragazza, Susanna Marlowe.

Un cartone animato e un fumetto, certo, ma anche un romanzo moderno, una storia adulta e complessa. Bisogna considerare, infatti, che non solo la trama nasce negli anni 70, ma soprattutto che il suo contenuto sembra pensato non solo per un pubblico di bambini, date le numerose tematiche che si sviluppano al suo interno. Quella dell’abbandono, della sfida alle convenzioni sociali, ma anche quella del sacrificio, quando Candy decide di rinunciare al suo amore per il bene di Susanne. Più forti ancora sono i riferimenti all’idea del suicidio, pensato dalla collega di Terence e, addirittura, alla morte del povero Anthony. Sarà il lieto fine a suggellare la storia, ma certamente un finale felice che è costato alla protagonista una buona dose di dolore, dolore che i racconti per i giovani spesso non considerano.

Dunque, non si tratta solo del compleanno di un semplice personaggio animato, ma di un’icona cult di molte generazioni. La domanda, però, oggi sorge spontanea. Simbolo della bellezza semplice e pulita, della spontaneità e della solarità, come si presenterebbe 40 anni dopo, “signorina tutte-lentiggini”?

 

 

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