Nel mirino degli stragisti di Parigi, che in tre giorni hanno massacrato 20 persone, c’era anche un asilo ebraico. A raccontarlo, secondo quanto riportato dal quotidiano La Stampa, è uno dei sopravvissuti Elie, ebreo di origine marocchina,  all’assalto del market kosher. Per cui Amedy Coulibaly, il killer di Porte de Vincennes, voleva fare una strage di bambini nella scuola ebraica di rue Gabriel a Chatillon-Montrouge.

Dopo aver fatto irruzione nell’Hyper Cacher sparando e uccidendo quattro clienti Elie avrebbe parlato con lui: “Diceva che il giorno prima, giovedì mattina (quando invece ha ammazzato una poliziotta di appena 20 anni a Montrouge), avrebbe voluto sparare sui bambini della scuola ebraica per vendicare quelli palestinesi uccisi a Gaza”.

A fermarlo è stato l’incidente stradale proprio quando stava parcheggiando. L’agente si è avvicinata e lui le ha sparato. E così il giorno dopo Coulibaly ha cambiato obiettivo e ha scelto il market. A riportare il racconto del sopravvissuto il direttore di “Arche“, rivista del giudaismo francese che ha ascoltato il racconto di Elie alla sinagoga di avenue Versailles, nel sedicesimo arrondissement di Parigi, uno dei pochi tempi rimasti aperti sabato.

In una intervista a una radio israeliana Elie ha raccontato che per acquisire la fiducia di Coulibaly ho conversato con lui a lungo in arabo. “Mi ha chiesto di dove fossi e gli ho detto che ero del Marocco. Mi ha chiesto se fossi islamico e gli ho risposto che sono un ‘Mussawi’. Intendevo dire che sono di religione mosaica, ma lui ha pensato che si trattasse di una setta islamica e così mi ha dato fiducia”. Così Elie ha ottenuto anche il permesso di chiudere gli occhi ai quattro morti che giacevano sul pavimento. “Mi sono avvicinato e ho recitato in silenzio per loro la estrema preghiera ebraica, lo Shemà Israel…”. Poi ha anche recitato preghiere islamiche con Coulibaly, che ormai si fidava di lui al punto di lasciare per terra i due Kalashnikov. “Mentre era immerso in preghiera, io mandavo messaggi Sms alle forze di sicurezza che hanno poi agito in maniera eccellente”, ha rivelato.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

India, 24 anni per licenziare un dipendente pubblico: assente dal 1990

prev
Articolo Successivo

Panama City, tra prostituzione e corruzione: la dolce vita

next