A differenza di molti commentatori o presunti tali, non abbiamo alcuna notizia sul Quirinale, non sappiamo se e quando Napolitano saluterà, e ancora meno sappiamo sugli accordi raggiunti per il prossimo Presidente.

renzi napolitano 675

Di sicuro l’ex Cavaliere, nelle prossime ore, si affretterà a riparare i pavimenti che scricchiolavano (Renzi dixit) e correrà al tavolo della trattativa, tirerà qualche urletto ad uso e consumo dei media e dei suoi ultimi fedelissimi, strapperà qualche decimo di punto sulle soglie, incasserà una virgola e due parentesi, e annuncerà di aver trovato l’intesa sulla legge elettorale e di aver “strappato” la promessa che il prossimo inquilino del Quirinale sarà deciso a larga maggioranza, anzi possibilmente con il suo voto determinante.

Questo sarà uno degli scenari possibili. Chi non lo condivide ha il dovere, questa volta, di lavorare da subito, dentro e fuori il Parlamento, per cambiare la sceneggiatura e contribuire a scrivere un’altra storia. Chi vuole raggiungere questo obiettivo dovrà sacrificare qualcosa sul piano della propaganda e della politica-spettacolo, e spesso avanspettacolo, e dedicarsi ad individuare un metodo e una modalità di consultazione davvero trasparente e capace di coagulare il maggior numero di consensi tra i “Grandi Elettori”.

Non vi è dubbio che la recente vicenda delle votazioni per la Consulta e per il Csm, possono e debbono rappresentare un punto di riferimento, nel metodo e nel merito. Per questo sarà il caso di non farsi condizionare dal toto nomine, dalle voci false e tendenziose, dai depistaggi interessati.

Il Presidente, ancor prima che giovane o vecchio, alto o basso, credente o non credente, dovrà essere una personalità che voglia rappresentare tutti e non solo la maggioranza che sostiene il governo di turno.

Nella mente e nel cuore dovrà portare  inciso il testo della Costituzione, quella in vigore, che ancora prevede l’uguaglianza tra i cittadini e la tutela delle minoranze di qualsiasi natura e colore: politica, sessuale, religiosa, sociale. In occasione della ultima elezione l’episodio più oscuro, e per altro determinante, fu l’agguato teso dai 101 “Incappucciati” a Romano Prodi, l’uomo più odiato dall’ex cavaliere, dai suoi collaboratori più stretti, da Dell’Utri a Verdini, dalle logge P2 e P3.

La sua caduta, favorita da errori molteplici e non solo del Pd, è stata la premessa della stagione successiva. Ora chi davvero vorrebbe “Cambiare Verso”, comunque collocato, nella maggioranza o nell’opposizione, ha il dovere di cancellare quell’agguato e di trovare una donna o un uomo (a partire dallo stesso Prodi) che possa anteporre l’interesse generale a quel “conflitto di interessi” che ha segnato e deturpato l’ultimo ventennio, ed ancora “vive e lotta” contro l’Italia.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Lega, Salvini fa il “sindacalista” ma mette 71 dipendenti in cassa integrazione

prev
Articolo Successivo

Livorno, membri giunta M5s “pendolari”? Potranno chiedere il rimborso

next