Per seimila anni sono rimasti sotto terra, stretti in un abbraccio immortale. Nel febbraio 2007, poco prima di San Valentino, sono stati ritrovati scheletri, ma ancora rannicchiati e stesi su un fianco l’uno di fronte all’altra. Venerdì 11 aprile, dopo sette anni dal ritrovamento, finalmente gli Amanti di Valdaro, gli scheletri di un uomo e una donna del neolitico, unico esempio di sepoltura doppia dell’Italia settentrionale, saranno esposti definitivamente nel Museo Archeologico Nazionale di Mantova. Anche loro sono stati vittime involontarie della burocrazia italiana e della crisi economica che ne ha ritardato molto (troppo) l’esposizione al pubblico. Resa possibile, bene precisarlo, soltanto grazie all’intervento di un apposito Comitato di cittadini formatosi per raccogliere i 40mila euro necessari a realizzare la teca in cristallo e ferro nella quale, si spera, ora rimarranno visibili al pubblico ancora incastonati nella zolla di terra nella quale sono stati scoperti.

“Ciò che ha ritardato l’esposizione permanente degli Amanti del Neolitico – spiega Maria Elena Menotti, direttrice del museo – è stata, soprattutto, la mancanza di fondi necessari a realizzare la speciale teca. E il museo proprio quei soldi non li aveva”. Per sette anni, se si esclude qualche uscita pubblica estemporanea, gli Amanti del Neolitico (o Di Valdaro, dal nome dell’area industriale in cui sono stati ritrovati durante gli scavi attivati dalla Sovrintendenza per ricercare una villa rustica romana) sono rimasti chiusi in una cassa di legno in qualche stanza riservata del museo. Un tesoro, un reperto archeologico unico, che poteva diventare un richiamo turistico eccezionale per la città e al quale non è stata data la possibilità di mostrarsi. “Un mese dopo la scoperta – prosegue la direttrice – gli scheletri sono stati portati al Museo Civico di Como per le analisi. Sono rimasti lì due anni e nell’aprile del 2009 sono ritornati a Mantova. Ma ancora il problema dei fondi per realizzare l’esposizione non era stato risolto”.

La salvezza è arrivata dalla sensibilità dei cittadini. Nel 2011 si è costituito un Comitato, chiamato Comitato Amanti, appositamente per raccogliere i fondi necessari a rendere definitiva l’esposizione degli scheletri del Neolitico. “Dopo tre anni – spiega Silvia Bagnoli, presidente del Comitato – abbiamo raggiunto l’obiettivo grazie a donazioni e ad eventi organizzati per raccogliere soldi”. La parte del leone l’ha fatta il Comune che ha donato 30mila euro, ma sono arrivati aiuti anche da alti enti, fondazioni, associazioni e privati cittadini. “Una cosa – prosegue Silvia Bagnoli – però va sottolineata: senza l’intervento del Comitato gli scheletri sarebbero ancora chiusi nella cassa di legno, non visibili al pubblico. Lo Stato, da cui dipende il Museo Archeologico Nazionale dove saranno esposti, in questa vicenda ha brillato per la propria assenza”.

Info: http://www.museoarcheologicomantova.beniculturali.it/

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