Ieri Massimo D’Alema ha ufficialmente licenziato quel che restava dell’opposizione interna al Pd. Che qualche vocina querula levata ogni tanto contro il neo leader, non più Maximo ma Matteo, si potesse definire opposizione, effettivamente era già al limite della forzatura: un colpo di tosse di Civati, una mano alzata di Cuperlo, qualche marachella da voto segreto e qualche esprit de l’escalier di qualcuno che dopo aver votato la fiducia dichiarava di essere di fondo contrario ma di non voler spaccare il partito.

Eppure, nonostante l’esiguità di tale minoranza, la genuflessione del Rottamato Doc dinanzi al suo giovane antagonista invitato a presentare Non solo euro, libro con cui l’ex premier spera di propiziarsi un posto al sole alla vigilia delle Europee, segna la sottomissione plebiscitaria della vecchia dirigenza al sindaco operativo.

Di ritorno dalla prova del nove tedesca, soddisfatto del placet della Cancelliera, ancora una volta ‘impressionata’ da un premier italiano (nonostante questo non abbia mai voluto dire un granché), Renzi non si è certo negato il piacere di andare a riscuotere il pedaggio dal capo branco dei suoi antichi oppositori.

Quest’estate, ai tempi delle accesissime polemiche tra i due, paragonai D’Alema al fantasma di Canterville che si aggira tra i corridoi (che ahilui non sono più botteghe) oscuri del suo palazzo, disseminando il terrore tra gli inquilini che vi si susseguono, fino all’arrivo degli Otis, agnostica famiglia americana, che a colpi di pragmatismo e demisticizzazione (celebre la macchia di sangue eliminata con lo smacchiatore Pinkerton) toglie al fantasma tutto il suo ascendente. Superfluo aggiungere che nella vita politica di D’Alema, dicevo sempre mesi fa, Renzi sopraggiunga a sparigliare le carte come la famiglia Otis.

Quello che quest’estate non potevo sapere era che il Fantasma di Canterville sarebbe finito a chinare il capo davanti agli Otis, chiedendo loro di trovargli un ruolo nell’economia domestica familiare. Già, perché, di fatto, quello che è accaduto ieri a Piazza di Pietra, è stata la Sacra Investitura (da notare bene, non richiesta) del cavaliere Renzi da parte di Padre Massimo che, dichiarandosi sconfitto, spera di ottenere una gita premio dallo sfasciacarrozze per riaccorpare quel tanto di carrozzeria che basta affinché la macchina gli regga fino all’ Europa.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Renzi: “Ue in difficoltà, rischio successo populisti. Ma noi i compiti li abbiamo fatti”

prev
Articolo Successivo

F35, Consiglio Supremo rinvia decisione al 2015. Intanto il piano di acquisto va avanti

next