Dopo Elia ecco Sharon, ovvero i liceali che mollano volentieri tablet e cellulari se in classe entra un prof che parla, sorride, spiega e convince. Perché, dice Sharon, non è più tempo di stare in cattedra a pontificare, a lamentarsi dello stipendio e dell’appannamento sociale. Gli insegnanti oggi hanno un lavoro duro da smazzare, e davanti un pubblico difficile da convincere, quindi le cose funzionano solo se il patto è onesto: l’adulto offre qualità, il ragazzo ci mette l’impegno.

Salve, mi chiamo Sharon e ho avuto modo di leggere quello che ha scritto il liceale Elia sulla pagina il Fatto Quotidiano online, cercando per caso uno spunto per scrivere un articolo di giornale per la scuola.

Sono contenta che finalmente qualcuno prenda voce in quello che è ormai un tabù come l’uso dei cellulari a scuola e il mancato disinteresse verso ciò che gli viene fortunatamente insegnato (perché si, l’insegnamento è una fortuna, diritto ma privilegio; e soprattutto non per tutti).

Sono contenta perché parla un ragazzo che va a scuola per il piacere di starci, attento a ciò che gli viene proposto, e che ha un occhio critico costruttivo a differenza di molti altri nostri giovani contemporanei. Sono una studentessa di un liceo scientifico di Roma, il mio percorso di studi è stato un po’ un’odissea ma alla fine sono riuscita a stabilire quello più adatto alle mie esigenze.

Quello che spesso noto, forse perché sono polemica (agli occhi di un professore), o forse perché sono una persona esigente e che DEVE esigere in quanto alunno dal professore che è li per insegnare al meglio, è che gli insegnanti sono un po’ medioevali. Esatto, medioevali. Quasi ti impongono la materia che insegnano perché è quello che devi fare, studiare e andare bene, ignorando l’interesse che suscitano alla classe, il quale è spesso pari a zero.Così che l’alunno cerca svago nel cellulare, appunto, ma non per forza.

Io vorrei che qualcosa cambiasse in questa istituzione,vorrei che il professore appassionato della materia, invece di insegnare soggettivamente, insegnasse obiettivamente con lezioni partecipative,vorrei che un insegnante fosse disponibile al punto di chiedere alla classe consigli e suggerimenti, e che li ascoltasse!

Io vorrei che il concetto di scuola fosse un concetto di condivisione e non di obbligo per l’alfabetizzazione; e perché “se non studi non vai da nessuna parte” o anche “senza un pezzo di carta non sei nessuno”. E’ questa la mentalità che ormai noi giovani abbiamo, non abbiamo una mentalità aperta al piacere della comunicazione, della condivisione e della formazione di un bagaglio culturale proprio che ci possa arricchire per farci diventare persone e non semplici individui.

La scuola deve essere un obbligo formale non morale come ormai è diventata negli anni, deve essere un luogo per arricchirsi in cui ci si mette alla prova e ci si relaziona, dove si impara a vivere e rapportarsi. Vivere perché quando hai 15 fino ai 19 anni (età media in cui finisci il percorso scolastico con annessa maturità) il mondo in cui ti rapporti è quello della scuola, quello spicchio di mondo in cui ti accorgi che molto spesso devi tenere la bocca chiusa, dove devi portare rispetto per convivere serenamente.

Ma purtroppo la scuola non è così ai giorni nostri. Stiamo regredendo e nessuno se ne rende davvero conto.

Consiglio a tutti di riflettere davvero su quello che abbiamo e di farne tesoro e di migliorarlo ed evolverlo, perché così non andiamo da nessuna parte.

Sharon

P.S. grazie per l’opportunità che date per comunicare anche a chi magari non viene ascoltato. Le parole sono importanti.

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Le parole, le regole, il rispetto, sono la premessa dell’educazione scolastica. Chi sta oggi in cattedra, dalle elementari al liceo, segnala questo come tema prioritario: è più difficile domare la classe che insegnarle qualcosa. L’iperattività, l’invadenza della tecnologia, il linguaggio volgare, la violenza nel gestire sentimenti e reazioni diventano stress quotidiano, e carenza d’apprendimento. [email protected] è l’indirizzo per segnalare problemi e idee. Fatelo chiunque voi siate: studenti, mamme, nonni o maestre. Le parole, per noi, sono importanti.

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