Non si chiede più il pizzo, troppo pericoloso. Non si taglieggiano più i titolari di attività economiche con pressanti richieste di denaro. No. Ora i camorristi puntano alla gestione dell’esercizio commerciale o l’attività imprenditoriale entrando direttamente nella compagine societaria con teste di legno, loro rappresentanti.

E’ una pratica non nuova e fino a qualche tempo fa ad appannaggio dei “manager delle cosche” che attraverso “colletti bianchi”, “professionisti della mala” riciclano il denaro provento di traffici illegali. I soldi sporchi lasciano tracce ed è un problema per i camorristi.

“La crisi economica e le nuove leggi sulla trasparenza – riflette Luigi Cuomo, coordinatore campano di Sos Impresa, l’associazione di Confesercenti e coordinatore de “la Rete per la legalità” – hanno indotto i clan a mutare le proprie strategie. Registriamo un nuovo fenomeno, già ai livelli più bassi della criminalità organizzata avviene una mimetizzazione finanziaria. E’ una mutazione genetica dell’agire camorristico: il pizzo, il recupero del credito ora vengono usati – in tempo di crisi di liquidità – solo come espedienti per agganciare e aggredire psicologicamente imprenditori e commercianti al fine di impadronirsi di attività storiche e molto commerciali. Entrando come soci nella compagine societaria pulita, la camorra ricicla denaro, condiziona le pubbliche amministrazione, partecipa con la faccia pulita ad appalti e sub-appalti pubblici”.

Il quadro è allarmante. Si comprende, si intuisce, come le mafie siano avanti. Aggirano norme, controlli e schermature impadronendosi di pezzi importanti di economia. La manovalanza, la camorriade ha capito che i soldi sporchi vanno immessi in un circuito pulito, diluiti, fatti girare per cancellare tracce e depistare le indagini. Non conviene rischiare maneggiando rate del racket e interessi su prestiti a usura. S’impone la propria legge a chi detiene la proprietà e la legittimità del business, inquinandolo da invisibili.

E’ una camorra più mafiosa, accorta che si lascia alle spalle una certa primitività. Non è un teorema. Non è panna montata. Non è la solita teoria anti-mafia. Ecco il caso, concreto e drammatico. Una fotografia viva di ciò che accade sotto i nostri occhi e neppure ce ne accorgiamo. I clan che controllano il quartiere di Fuorigrotta, periferia occidentale di Napoli avevano messo su proprio questo sofisticato sistema, nel mirino erano finiti i centri scommesse, li i soldi corrono. Un’ottima scappatoia. Ai titolari delle agenzie il clan, capeggiato da Vitale Troncone, collegato al gruppo di Antonio Venosa, reggente del clan alleato con i Mazzarella avrebbero imposto il pizzo ed il noleggio di slot machine, e in ultimo anche la cessione di quote societarie. Il ras era finito in carcere ad aprile scorso, dopo essere stato già elemento di spicco del clan Varriale di Pianura.

I carabinieri hanno eseguito in tutto sei fermi. L’accusa è di estorsione aggravata dal metodo mafioso, il provvedimento è della Dda di Napoli. A finire in manette anche Luigi Troncone, Vincenzo Esposito “il biondo”, Ciro Langella “bogo”, Gaetano Mercurio “sfilatino”, Gaetano Vaccaro “chiccotto”. E proprio i Troncone, rappresentano una storica famiglia criminale “dormiente” che proprio nel quartiere di Fuorigrotta possederebbe molte attività commerciali costruite in altri anni e prevalentemente con i proventi dei traffici illeciti. Appunto.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Parlamento europeo, pronto il testo per il contrasto alle mafie

prev
Articolo Successivo

Lodo Mondadori, Vietti: “Il Pdl contro i giudici? Un rosario a cui siamo abituati”

next