Mentre stavo conversando con l’amico Davide De Luca, giornalista che scrive su “Il Post”, sulla prossima uscita da Rubbettino del libro scritto a quattro mani “San Marino Spa” commentando le ultime vicende sammarinesi di cui abbiamo raccontato le origini, mi arriva un messaggino sul cellulare:Guarda su internet le ultime notizie sui Casalesi a San Marino.

Il giovane amico che mi scrive, impegnatissimo nel movimento antimafia riminese, è lo stesso che due mesi fa mi informò che il ristorante gestito da uomini in odore di camorra era ancora in attività: lo stesso ristorante, situato in una frazione di Rimini, sequestrato recentemente nell’ambito dell’operazione denominata “Vulcano 2”. Di quel ristorante ne parlai nel primo post pubblicato sul blog. Secondo la Dda di Bologna era un’attività che serviva per reimpiegare i proventi dell’attività di usura e estorsioni di un gruppo di campani legati ai clan di camorra.

Nell’indagine “Vulcano 2”, si parlava anche di numerose società in mano alla criminalità organizzata. Società che spesso avevano sede legale a San Marino e che venivano utilizzate per mettere in piedi delle truffe e riciclare il denaro frutto di attività illecite.

La notizia dell’operazione “Titano è uscita su tutti i quotidiani e riguarda ancora una volta l’asse Campania – San Marino e l’attività di riciclaggio.

Ancora una volta S.Marino. Un piccolo paradiso fiscale che stenta a uscire dalla black list italiana.

Tra le persone finite nell’inchiesta c’è anche un nome di peso. E’ Carmine Schiavone, rampollo della dinastia di Casal di Principe e figlio di Francesco Schiavone detto “Sandokan”; il boss di cui parlò tanto Saviano nel suo “Gomorra”. 

Nell’elenco degli indagati, c’è anche Francesco Vallefuoco di Brusciano in pianta stabile a San Marino e Francesco Agostinelli, un tizio dall’accento marchigiano al quale, secondo gli investigatori, piaceva tessere rapporti con il clan dei casalesi. Agostinelli nel 2012 fece un’offerta di acquisto per la Banca Commerciale di San Marino.

A San Marino lo scorso anno è stata nominata una commissione antimafia per far luce sul fenomeno delle infiltrazioni della criminalità organizzata. Nella prima relazione pubblicata nel 2012, tuttora disponibile online, ce n’è per tutti, anche per alcuni esponenti politici e i loro presunti rapporti con Francesco Vallefuoco: inevitabili le smentite e le minacce di denuncia da parte dei diretti interessati.

L’operazione “Titano” è una delle tante indagini che hanno messo sotto la lente d’ingrandimento un sistema finanziario e bancario che per anni si è nutrito anche dell’attività di riciclaggio delle mafie. Domanda: quanti, nelle istituzioni della Repubblica, nell’economia, erano a conoscenza del problema e non l’hanno denunciato?

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Napoli, protesta dei commercianti contro Ztl. Petardi davanti a municipio e questura

prev
Articolo Successivo

Moby Prince, un caso ancora aperto

next