Si chiude alle 00.32 la prima puntata dell’edizione numero 63 del Festival di Sanremo. Al centro di tutto, almeno nelle intenzioni, la musica. La formula per la prima volta prevede che gli artisti portino in gara due brani, uno dei quali viene subito scartato dal voto della giuria. Ma come hanno suonato i brani in gara? Ecco le nostre pagelle, in rigoroso ordine d’apparizione.

Marco Mengoni – “Bellissimo” e “L’essenziale”

Partenza fiacchissima per una delle voci più interessanti degli ultimi anni. Emerso dai talent, si nota. Tradisce emozione, si lascia scappare addirittura un grugnito, ma i suoi pezzi, a dispetto del solito, non graffiano. Molto sanremesi, ma troppo poco per vincere. Pare frastornato, ne risente nell’interpretazione. 
Voto: 4.5

Raphael Gualazzi – “Sai (ci basta un sogno)” e “Senza ritegno”

Parte con un brano entusiasmante, che odora di plagio. Tiene il ritmo, incalza con una presenza notevole un Ariston poco propenso ad entusiasmarsi. I palchi internazionali gli hanno fatto da scuola. Poi nel secondo brano si sgonfia clamorosamente, pianoforte alla mano, s’addolcisce e se ne va in silenzio. Incompiuto.
Voto: 6

Daniele Silvestri – “A bocca chiusa” e “Il bisogno di te (ricatto d’onor)

Romanaccio, si sente. Prima un affresco con tanto di dialetto, poi si leva la giacca e si ritaglia un ruolo nella scenografia. Si tira le bretelle e canta con la leggerezza d’un tempo. Non inventa nulla di sconvolgete, il solito pop leggero e ben costruito (echi della fu-‘Salirò?’, viene notato su Twitter). Poi chiude in bellezza. Non ce lo si aspettava più. 
Voto: 6.5 

Simona Molinari con Peter Cincotti – “Dr Jekyill e Mr. Hyde” e “La felicità”

Dovevano nascere nel 1890, viversi l’America del jazz più ancestrale, dei locali fumosi. Invece sono nati ottant’anni dopo e tentano di imitare modelli senza averne la classe ed il portamento. Un buon ascolto easy-listening da sottofondo, poco altro.
Voto: 4 

Marta sui tubi – “Dispari” e “Vorrei”

I migliori. Citano Sonic Youth e Motorpsycho, Gullino fa il fenomeno cantando un brano difficilissimo. Più sanremese il secondo, che infatti passa il turno, decisamente migliore il primo, che gravita su un’apertura orchestrale grintosa e riuscitissima. Presenza scenica dei veterani, eppure lì sono pesci fuor d’acqua. 
Voto: 7.5 

Maria Nazionale – “Quando non parlo” e “E’ colpa mia”

Imbarazzante. Riesce a rovinare due testi di due capisaldi della tradizione napoletana (Granianiello e Servillo). Caricaturale e bolsa nell’interpretazione, gran voce ma fine a se stessa, non viene certo aiutata da un arrangiamento che sarebbe suonato antico già quarant’anni fa.
Voto: 3 

Chiara Galiazzo – “L’esperienza dell’amore” e “Il futuro che verrà”

I pezzi ci sono, ed è forse quel che più conta. Bianconi dei Baustelle e Zampaglione dei Tiromancino le confezionano due testi perfetti per l’occasione. Lei pare freddina, ma più Sanremo di così non si può. Il fatto che sia forse tra le papabili per la vittoria non incide su una prova che si attesta su una magra sufficienza. Da risentire.
Voto: 5.5 

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