Va in archivio anche la seconda serata del Festival di Sanremo. Sette i big in gara, con la formula dei due brani a testa. Dal punto di vista delle canzoni in gara, una serata come non si ricordava da tempo. Diversi brani più che riusciti, con qualche picco.

Modà – “Se si potesse non morire” e “Come l’acqua dentro il mare “

In versione Scanu, tra laghi, mari e monti. Solita nenia sanremese, di quella old school. Ascolatati i primi dieci secondi e già si sa dove andrà a parare. Due pezzi che non vanno da nessuna parte, pure simili tra loro. Premio banalità (sconcertante).
Voto: 4 

Simone Cristicchi – “Mi manchi” e “La prima volta che sono morto “

A differenza dei Modà pure lui si presenta con due pezzi (musicalmente non così diversi) abbastanza tradizionali. Però ha due testi, pur nella loro apparente leggerezza, molto sentiti, seppur frivoli all’apparenza. L’eco da bistrot parigino fa molto tempo vissuto, senza però suonare caricaturale. Declama il testo quasi sussurrandolo.

Voto: 7+ 

Malika Ayane – “Niente” e “E se poi”

Primo pezzo avvolgente ed elegante, colpisce per immediatezza e freschezza. Lei ha una voce fantastica, però pare leggermente frenata. “E se poi” è parto della mano di Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, purtroppo si sente: scontato, vecchio e poco ficcante.  Passa il pezzo più brutto, tra lo stupore generale.

Voto: 6

Almamegretta – “Mamma non lo sa” e “Onda che vai”

Il dub a Sanremo. Gli Almamegretta portano all’Ariston il colore. Due pezzi (meglio “Mamma lo sa”, che passa il turno, rispetto all’altra scritta da Federico Zampaglione) che si assestano su canoni di routine per la band di Raiz. Lì però sembrano davvero incarnare qualcosa di diverso. Magnetica la performance, da limare il cantato. Musica mediterranea.

Voto: 7

Max Gazzè – “I tuoi maledettissimi impegni” e “Sotto casa”

Battiato è il primo nome che viene in mente ascoltando Gazzè. Due pezzi che vantano una levatura superiore, originali, freschi, orecchiabili. Passa il turno “Sotto casa”, pezzo velocissimo e che si spiega splendidamente nel ritornello. Qualità media altissima, senza dubbi il cantutore sanremese più costante in qualità. Grandissimo.

Voto: 8.5

Annalisa – “Scintille” e “Non so ballare”

Parte “Scintille” (che passa incredibilmente il turno) e sembra di stare a Parigi. Un po’ forzata, ma la vera sorpresa è che sembrava si fosse definitivamente affrancata dall’alone di Maria De Filippi ed Amici. A confermare che la prima sensazione era errata arriva “Non so ballare”, muffa in musica allo stato puro. Il pubblico se ne accorge, e lo punisce. Però poteva andare peggio.

Voto: 5

Elio e le storie tese – “Dannati Forever” e “La canzone mononota”

Comunque vada, hanno già vinto. Prima cantano di comunisti, onanisti, Mongolia e diavolerie varie, su una base che però non convince appieno. Il vero delirio si scatena su “La canzone mononota” che riprende un discorso interrotto 17 anni fa. Con il solo uso del Do, Elio & company brillano di luce propria, citano a gogo ed entusiasmano gli animi, riuscendo ad essere realmente originali. Nel testo si legge come questa canzone sia “osteggiata dalle dittature”, qui però il tormentone pare assicurato. Geniali.

Voto: 9

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