Finisce con la tetta di Nicole Minetti il quasi ventennio di Roberto Formigoni. E non poteva essere che lei il simbolo dei titoli di coda di un crollo avvenuto a rallentatore. La legislatura più breve della Lombardia (iniziata nel 2010) si chiude con il capogruppo della Lega, Stefano Galli, costretto ad ammettere di essersi fatto rimborsare il pranzo di nozze della figlia. “Erroneamente”, dice lui. C’è da credergli: è appena al suo quinto mandato, dopo 22 anni e sei mesi in Regione è comprensibile non avere ancora dimestichezza con le note spese.

Questa ex giunta composta da assessori arrestati perché accusati anche di aver comprato voti dalla ‘ndrangheta, finisce con l’indagato per finanziamento illecito Romano La Russa che bacchetta i colleghi colti con le mani nei rimborsi: “Se è vero siamo da prendere a calci nelle gengive”.

Finisce, questo Pirellone della fu eccellenza, con il Celeste che si chiude al 32simo piano del suo grattacielo per brindare al Natale mentre nell’aula del consiglio al meno uno i consiglieri della sua ex maggioranza (Pdl e Lega) scappano e si nascondono dai giornalisti.

E ti chiedi se poi quest’uomo di mezz’età, che mette giacche arancioni nel tentativo di coprire la polvere accumulata addosso in mezzo secolo di politica, se lo meriti davvero di essere accompagnato sul finale dai suoi uomini indagati per dei rimborsi da rubagalline. E soprattutto essere offuscato, lui tabellano Ciellino con voto di castità e povertà, da una tetta.

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